Take a picture, it’ll last longer

pubblicato da Giulia lunedì, giugno 14, 2010 22:00
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei, Spot, Una che scrive

Vorrei avere in testa una fotocamera. Una tipo quella dell’iPhone o del BlackBerry, quelle robe senza pretese, point-and-shoot, e quello che esce esce. Vorrei poterla azionare solo quando va a me, per fotografare le cose che poi voglio ricordare esattamente, e non usarla per le cose brutte, oppure buttare via l’immagine in caso mi scappasse la fotografia sbagliata. Non vorrei manipolare le cose che fotografo, solo fissarle per ricordarle esattamente come le ho viste.

Normalmente non sento molto la necessità di ricordare tutto, e fotografo anche meno. Preferisco vivere, e lasciare che la selezione naturale dei ricordi faccia il suo corso. Mi sono accorta che, più mi sento viva e immersa nel momento, maggiori sono i dettagli che riesco a ricordare anche ad anni di distanza. Gli episodi singoli no, invece, se ne vanno: la mia memoria è opaca, disordinata, scambia gli anni, si incapriccia di cose del tutto inutili. Per questo forse dovrei fare più fotografie, anche se le fotografie, a riguardarle, mi creano dissonanza cognitiva: sono così diverse dai miei ricordi, così simili fra loro e senza profondità, che non ne vedo davvero l’utilità.

Ho fotografato la lucertolina qui sopra mentre eravamo a pranzo con Sandrone e sua moglie Olga sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta, poco prima che piovesse a dirotto. Mangiava il gelato come una bambina, sporcandosi la bocca di cioccolato sciolto e leccandolo via metodicamente con la linguetta. Non sono riuscita a catturare quell’attimo: quella qua sopra è l’immagine migliore fra le tante che ho scattato. Questa cosa di non riuscire a beccare la linguetta della lucertola è un po’ la metafora di come mi sento ora che Anteprime è finito, e lo squadrone di liveblogger messo insieme da Mafe e Gallizio si è disperso.

Mi sento come se non potessi provare di avere visto un sacco di cose. Eppure sono tutte qui, giuro che le ho viste. Marcello Fois e la sua gravità isolana. Alfonso Signorini che proseguiva nella meticolosa operazione di dipingere se stesso come un’innocua e affettuosa checca di mezza età che ama la mamma, Marilyn e Gesù, quando è l’uomo più potente del paese. Le facce di quelli che erano andati a vedere Paolo Brosio, e non si capacitavano del fatto che si dichiarasse emozionato perché in quel momento a casa sua stava comparendo la Madonna. Nadia Fusini che psicanalizzava gli eroi di Shakespeare e mi ricordava la mia amatissima professoressa di letteratura inglese dell’università. Margherita Hack, così fragile da portarsi dietro sempre l’ombra minacciosa del grande vuoto che lascerà dopo di lei. Paul Auster che si faceva punzecchiare dalla consorte, Siri HustvedtLicia Troisi che faceva sembrare la scrittura a getto continuo di corposi tomi fantasy in combinazione con la maternità e un lavoro da astrofisica una cosa semplicissima, che ci vuole. Carlo Lucarelli che annunciava il ritorno di Grazia Negro, mentre Giancarlo De Cataldo raccontava di un romanzo ambientato nel Risorgimento italiano che fa venire una voglia matta di leggerlo. (Carlo Lucarelli che si fermava a salutare Sandrone mentre ero lì anche io, e io che diventavo piiiiiiiiccola e imbarazzata come solo le peggiori fangirl. Niente, non ce la farò mai.) Niccolò Ammaniti che faceva ridere raccontando fatti suoi divertentissimi e poi annunciava che ha scritto “Quattro righe e brutte, il libro non so se lo faccio”, con grande costernazione dello staff Mondadori ivi riunito. (E ho pensato che non deve essere facile essere uno molto molto molto bravo, perché quando sei molto molto molto bravo poi non puoi essere un po’ meno bravo, devi esserlo un po’ di più, ma la bravura non tende a infinito e insomma uno va in crisi.) E poi Roberto Saviano, sballottato dalla scorta, una delle poche persone che io abbia mai visto ad aver fatto a ventisette anni una scelta da cui non gli sarà possibile tornare indietro, mai. Io non conosco nessuno che non abbia potuto cambiare idea. Tutti cambiano idea. La gente fa dietrofront, scantona, svicola, aggira, si perde di continuo. Lui no, per il resto dei suoi giorni dovrà avvertire ogni volta che va a fare pipì, e ci saranno sempre gli stronzi che gli rinfacceranno di aver guadagnato con Gomorra, perché in Italia siamo tutti cattolici e gli unici buoni sono i poveri.

E tante altre cose, ho visto, che forse vi interessano meno perché erano solo per i miei occhi. Come quella lucertolina sotto la sedia, che poi si è infilata in un buco del pavimento ed è scomparsa.

Commenti e ping chiusi.

7 commenti to “Take a picture, it’ll last longer”

  1. JkL says:

    giugno 15th, 2010 at 8:13

    Bellissimo post!! Ora posso andare a lavoro 🙂

  2. rosario says:

    giugno 15th, 2010 at 10:14

    complementi per il tuo blog

  3. Molly says:

    giugno 15th, 2010 at 1:02

    Giulia stanotte ho sognato che ti incontravo. Eri seduta al tavolino di un bar di un porto non meglio identificato insieme ad altre persone. Io ero seduta ad un altro tavolo, ad un certo punto venivo da te, ti salutavo e ti chiedevo l’autografo. Tu mi hai guardato con disprezzo.

  4. Sara says:

    giugno 15th, 2010 at 6:18

    Giulia,
    questo post è davvero una piccola perla. Il tuo sguardo sulle cose e sulle persone è sempre una carezza delicata e allo stesso tempo pungente. Grazie per averlo condiviso.

  5. Giulia says:

    giugno 15th, 2010 at 9:06

    Ellastramado’, Molly, mi sogni così stronza? 😀

  6. Molly says:

    giugno 16th, 2010 at 7:40

    Giuro che nella vita reale non ti reputo così! 😀

  7. Annalisa says:

    giugno 20th, 2010 at 1:12

    Prima ho pensato: che invidia, avrei voluto essere lì; poi ho pensato: be’, ma tanto lì non ci sarei potuta andare; quindi ho concluso: grazie per il post 🙂