Le avventure della Giulia nel paese (sur)reale

pubblicato da Giulia domenica, settembre 27, 2009 22:41
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Sentite, sono stanca, quindi è probabile che io sia incoerente e approssimativa. Ma se lascio questa cosa fino a domani, non la scriverò più. Ed è forse importante che la scriva, per me, più che per voi che giustamente magari ve ne fregate.

In due o tre avranno notato che mi sono fatta due domeniche a Domenica 5, il contenitorone del pomeriggio di Canale 5. Non è difficile capire perché, ho un libro da promuovere e per quanto abbia avuto più stampa di quanta ne avessi mai sognata, l’occasione di portare il mio nome e il titolo del libro suddetto in uno dei programmi più visti (e non dal mio target abituale di lettori) era ghiotta.

Non è andata proprio come speravo. Né la prima volta (delirio, talk show abortito su un argomento così inane da non meritare rievocazione, e tantomeno chiacchiere), né questa seconda. Memore della prima esperienza, avevo chiesto di poter parlare con gli autori prima di accettare definitivamente la convocazione. Ho aspettato qualche giorno, ma niente telefonata. Poi vengo a sapere che mi hanno già prenotato i voli di andata e ritorno per Milano.
Va bene, penso: arrivo lì e contratterò di far menzionare il libro. La prima volta l’argomento era inane, ma gestibile.  Mi basta far dire Nudo d’uomo con calzino a Barbara D’Urso e ho vinto la bambolina. E’ per una buona causa. Sono completamente vestita. Non faccio il trenino. Non salgo sul surf. Non faccio le risse. Non ballo, non canto. La posso sfangare.

Arrivo, becco al volo uno degli autori e gli spiego, sono in promozione, bla bla, le solite cose. Si prende un appunto. Sono appesa a un appunto scritto a penna in fondo alla scaletta di un autore che non è quello dello spazio in cui compaio. Annamo bene. Già gli argomenti mi fanno venire voglia di scavarmi un buco in terra: Maurizia Paradiso si è picchiata in un locale con il marito di Moana Pozzi. Tizio del Grande Fratello è stato picchiato in discoteca. Il nuovo fidanzato di Aida Yespica.
Not a lot to work with.
Ormai sono lì. Che faccio? Improvviserò, penso. Alla peggio, nessuno capirà cosa stavo dicendo.
Mi microfono, ci scagliano dentro lo studio. Velocivelociveloci. Ho paura, e ho paura della mia paura, come si dice: ho paura perché so che non dovrei essere lì, e ho paura della mia paura perché la cosa peggiore che puoi fare davanti a una telecamera è avere paura. La paura fa dire cose a caso. Come l’altra volta. Che poi le cose a caso dell’altra volta fossero vagamente appropriate al contesto non significa nulla, le dici male, troppo in fretta, rischi di interromperti a metà.

Avevo ragione, ad avere paura.
Lo spazio consiste interamente in una lunghissima lamentela ad opera di Tizio del Grande Fratello. Dico “Tizio”, sì, non perché non voglia scrivere il nome, ma perché il nome è irrilevante.
Ora, Tizio si è preso un cartone in un occhio da un buttafuori. Quando arriva ha una sciarpa avvolta intorno al collare ortopedico, che abbassa strategicamente prima di andare in onda, in modo che il collare si veda bene. Porta anche gli occhiali da sole, che toglierà mentre racconta il suo aneddoto, allo scopo di aumentare l’effetto scenico.
Dice, Tizio, che i bodyguard (“Stranieri”, si premura di precisare) di un locale lo hanno picchiato senza motivo. I proprietari della discoteca, invece, sostengono di averlo beccato a farsi una pista in bagno. “Sostanze illegali, non stupefacenti!” precisa il giornalista di gossip che ha fatto lo scoop, immagino allo scopo di far pensare che dentro il bagno della discoteca in questione ci si ciuccino dei gran cucchiaini di Nutella di contrabbando. Tizio piagnucola che la sua mamma che lo guarda a casa ora pensa che lui si faccia le “sostanze illegali” e implora di poter tornare con le analisi. Perché lui “Mai! Nella sua vita!”
In tutto questo ci sono io, allibita, presa fra il desiderio di scappare e quello di rifilargli un cartone sull’altro occhio per avermi sottratto svariati minuti della mia esistenza che nessuno mi restituirà mai più. “Ma scusa” domando “tua madre, se le telefoni e glielo dici, non ci crede?”

Mi risponde che a sua madre non vuole telefonare ora “Perché ha il diabete”.

Facciamola corta: per venti minuti della mia vita ho discusso – seriamente – delle vicende personali di uno la cui qualifica professionale al momento è “del Grande Fratello“. Ne ho discusso, non con la mia parrucchiera o con il pizzaiolo, ma con altre persone, in pubblico, davanti a una telecamera. E quando penso “Ora si passerà ad altro, vero?”, quando penso che il nuovo fidanzato di Aida Yespica in confronto comincia a sembrarmi la Critica della ragion pura di Kant, “Ci vediamo dopo la pubblicità”.

Ecco. Questo è quanto.
Ora, è vero, io ho un libro da promuovere. Normalmente, per promuovere un libro si va ovunque. Vai dove ti chiamano, cerchi di non dire cazzate e speri che Dio te la mandi buona. La televisione è un mezzo fantastico, con cui in altri tempi ho avuto modo di divertirmi un mondo, e so che per un autore televisivo non è facile venire incontro alle richieste della produzione. Ma ecco, un ospite dovrebbe essere informato di cosa dovrà parlare, perché, e con chi. Perché non tutti vogliono fare gli opinionisti di mestiere, non tutti vogliono comparire solo per comparire. Io non faccio l’opinionista di mestiere, e di comparire per comparire – anche e soprattutto ai tempi in cui la televisione la facevo di mestiere davvero – non me ne è mai fregato niente. Se avessi saputo che mi sarebbe toccato disquisire per venti minuti del cartone che Tizio ha preso da un bodyguard, no: non ci sarei andata.

Del libro, ovviamente, nessuno ha detto mezza sillaba neanche stavolta.

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