Idiocrazia

pubblicato da Giulia sabato, agosto 29, 2009 11:35
Aggiunto alla categoria Target du jour, Triste mondo malato

Il diritto di critica è morto. Non mi riferisco alla denuncia delle famose “dieci domande” (ormai non si denunciano più nemmeno i fatti, ma le ipotesi che traspaiono dalle domande basate sui fatti e la facoltà stessa di fare domande basate sui fatti: vietato parlare al conducente, anche quando il conducente punta verso il burrone con tutto l’autobus), ma allo sprezzante invito che viene rivolto a chiunque si permetta di manifestare dissenso: “Se non ti piace, vattene”. Va da sé che un bel po’ di gente se ne va, non tanto perché invitata a farlo ma perché lasciarsi dietro una folla di idioti è meno faticoso che cercare di dialogare con i suddetti.

Si suppone che quello che “se ne va” non sia una grave perdita per le magnifiche sorti e progressive della Patria: era un dissidente, un pessimista, un rompicoglioni, un antidemocratico (perché non accettava in silenzio le ragioni del popolo sovrano: e lì gli ripeti per l’ennesima volta che i tedeschi hanno eletto Hitler democraticamente, vedi un po’ tu se la folla può o meno sbagliarsi), uno che è meglio perderlo che trovarlo. L’ideale alternativa al tedioso dibattito civile e parlamentare è un gioioso intruppamento agli ordini del Generale. Quindi si invitano più o meno implicitamente gli stranieri a tacere (“Non è casa tua”), gli omosessuali a sfollare (“Ci fate schifo”) gli intellettuali a trasferirsi in luogo più consono (“Tanto c’ha i soldi, no? Se lo può permettere!”) e i ricercatori, beh, i ricercatori.

Dei ricercatori non importa una fava a nessuno, in Italia. Si suppone che il ricercatore faccia ricerche a vuoto, così, per sport: ogni tanto si tirano fuori gli Ig Nobel, tanto per rafforzare l’idea che la ricerca sia soldi buttati, e nel frattempo si tagliano i fondi alle università, costringendole a licenziare le parti deboli. Che inevitabilmente migrano, ché fra baronie, povertà e ottusità tanto vale farsi un concorso all’estero, vincerlo per meriti e vivere il resto della vita tornando a casa sporadicamente, con una nostalgia bruciante in corpo tutto il tempo, anche quando si respira di sollievo davanti alle più banali civiltà altrui. Un piccolo sacrificio, ma pur sempre un sacrificio, per questi esiliati moderni che, se avessero potuto davvero scegliere, sarebbero rimasti. E suona come una presa in giro il gentile invito a rientrare da parte del Governo: torna, torna, cervello in fuga, non c’è posto ma ci fa tanto piacere vederti cincischiare in Patria, piuttosto che lavorare (e magari scoprire qualcosa di importante) altrove.

L’assunto di base, ovvero che chi se ne va non abbia nulla da offrire a chi resta, è sbagliato. Puoi cacciare fuori tutti i rompicoglioni froci ricercatori intellettuali che vuoi, se ti fa piacere, ma quando questi se ne vanno non hai garanzia che quelli rimasti possiedano pari capacità – il cervello, dopotutto, si allena tramite la critica e il dubbio – né che quelli rimasti siano rimasti perché scartelle, e in quanto scartelle si aggreghino al monopensiero che si vorrebbe costruire nel paese. Caccia fuori o riduci al silenzio chiunque osi muovere una critica civile e ragionata, e ti ritrovi più o meno così:

A pensarci bene, non siamo tanto distanti.

Commenti e ping chiusi.

3 commenti to “Idiocrazia”

  1. Anellidifumo says:

    agosto 30th, 2009 at 11:24

    Beh il trailer mi spinge a vedere il film. Purtroppo, condivido tutto della tua analisi, e credimi: non è affatto bello.

  2. Giulia says:

    agosto 31st, 2009 at 1:03

    Sì, se non lo sai tu, poi…

  3. barnabo says:

    settembre 1st, 2009 at 3:18

    non so se ti è capitato di vedere lo spot di miss italia. se non ho capito male c’è un pezzo in cui si dice “perchè la bellezza è un talento”…. forse l’unico di cui ci si possa vantare in idiocrazia.