Timp da piardi

pubblicato da Giulia domenica, agosto 16, 2009 22:06
Aggiunto alla categoria In miniera, Target du jour

Facciamo sempre finta che la sparata di Bossi sull’ora di dialetto obbligatoria a scuola non sia tale, ossia una sparata per perdere tempo, ricordare agli elettori leghisti che i loro interessi sono sempre nel cuore del partito e fare melina mentre l’Italia va a picco. Facciamo finta. Giusto perché ridicolizzare le sparate è sempre molto divertente, e nella settimana in cui il tizio della patata a noleggio vaneggia di “Forze del Male” è bello fare finta di non averlo sentito.

Tralasciamo anche tutta la parte in cui si discute eventualmente chi dovrebbe tenere queste benedette lezioni di dialetto, e con che qualifiche: non so, forse stazionando nel bar in piazza a Busto Arsizio per un tot di ore al giorno si accumulano crediti verso una laurea in dialetto bustocco, o forse l’esame al professore del nord che deve poi fare l’esame al professore del sud lo fa suo nonno, e a quel punto togliamo di mezzo il professore del nord e a fare l’esame mettiamoci direttamente il nonno, che fra uno sputo e una bestemmia magari è più affidabile. Diciamo che l’esame di dialetto è fattibile là dove esista o sia esistito un ente o movimento di qualche genere per la conservazione della lingua locale, come ad esempio l’Academiuta di Lenga Furlana. O esista una forma di koinè, come il Furlan standard.

Ora, il Furlan standard non lo parla nessuno. E’, in un certo senso, come l’italiano: una convenzione letteraria nata sulla base di una lingua parlata, il vernacolo toscano, e ripulita ad uso e consumo degli scrittori. A differenza dell’italiano, il friulano standard è più o meno caduto nell’irrilevanza. Non solo non lo parla nessuno, ma solo i conservatori della marilenghe continuano a saperlo scrivere correttamente. Nella pratica e per comunicare, i friulani usano i dialetti locali, che possono variare significativamente anche su distanze brevissime. Ogni paese ha la sua microlingua: lo standard viene compreso, ma non utilizzato. E’ morto, in altre parole: come tutte le lingue che non producono nuova cultura, il friulano non produce nuove parole. E’ destinato all’estinzione.

Il professor Venchiarutti, o il nonno del professor Venchiarutti, sono di Tramonti di Sotto (nome non di fantasia, ci sono cresciuta), dove non si parla il friulano standard ma una via di mezzo fra il friulano e il carnico, che è un friulano ancora più ostico. Il professor Venchiarutti ha studiato il friulano standard, deve fare al professor Di Nicola (proveniente da Gallipoli) un esame di friulano standard. Il professor Di Nicola, che non è cretino (a differenza di quanto pensa Umberto Bossi) si studia il friulano standard e passa l’esame.

Poi finisce a insegnare alle medie a Forni Avoltri. Dove i ragazzini non solo parlano più o meno correttamente l’italiano, ma non parlano affatto il friulano standard, e ridono davanti ai goffi tentativi del professor Di Nicola di pronunciare il suono cj di Cjargne, sghignazzano per la sua prosodia salentina, e durante l’ora di dialetto obbligatorio del professor Marcuzzi dormono, leggono, ascoltano l’iPod e mandano sms alla morosa. Perché il friulano standard, nelle loro vite future, ha rilevanza zero: parleranno il loro dialetto, per il resto del tempo l’italiano o l’inglese quando gli serve. Certo, saranno un po’ meno contadini dei loro avi, sicuramente non pasoliniani, ma la mancanza del friulano standard non si farà sentire. I loro genitori, nonni e bisnonni sono vissuti agevolmente senza.

Poi, siccome l’Italia è ancora una, andiamo a Roma, dove la professoressa Cazzaniga, originaria di Limbiate, deve trasferirsi per lavoro. Arrivata in loco, le si pone il problema di dover imparare rapidamente il romanesco: ma non quello della gente normale, quello de accuso un botto e sticazzi. Deve imparare il romanesco di Trilussa, perché anche il romanesco, come tutti i dialetti, si è contaminato con l’italiano. E quindi la professoressa Cazzaniga lo impara, il romanesco di Trilussa, ma parla come un Pippo Chennedy dell’800.

In fondo, il miglior commento alla proposta di Bossi è questo sketch di Aldo Giovanni e Giacomo, che riassume in pieno il concetto: questa proposta di Bossi, come tutte le altre, è una cagata pazzesca.

Quarantadue minuti di applausi.

Commenti e ping chiusi.

21 commenti to “Timp da piardi”

  1. Matteo says:

    agosto 16th, 2009 at 10:44

    Un ottimo riassunto di quello che mi gira per la testa negli ultimi giorni, con l’eccezione della scuola media di Forni Avoltri: lì i ragazzini l’italiano lo parlano bene, perché glielo insegna questo mio amico qua: http://www.matteomoro.net/2007/11/20/ma-allora-la-scuola-non-e-solo-quello-schifo-che-ci-fanno-vedere/ 😀

  2. Giulia says:

    agosto 17th, 2009 at 12:43

    Pensa che Forni Avoltri l’ho presa a caso per dire “Carnia”. Ma anche io l’italiano lo so, e sono friulana, e so anche (malamintri) il dialetto del mio paese. Ma mi frega qualcosa, eventualmente, di trasmetterlo ai discendenti? No. Perché? Perché NON SERVE A UN CAZZO. Anche l’italiano si estinguerà, presto o tardi: si estinguerà più rapidamente in rapporto all’assassinio della cultura che l’ha prodotto.

  3. Matteo says:

    agosto 17th, 2009 at 3:14

    guarda da friulano io sono d’accordo con te, nel senso che mi pare ridicolo dover imparare una lingua che dovrebbe essere la mia (il friulano) togliendo magari ore di insegnamento e studio all’italiano..un caro amico, però mi ha fatto notare che lo studiare il friulano in questo modo fin da piccoli, può aiutare e semplificare l’apprendimento e lo studio di tutte le altre lingue straniere..in pratica una volta che impari le tecniche per imparare una lingua, le puoi studiare più facilmente tutte..lo so che la teoria sembra un po’ esagerata, ma mi ha comunque fatto riflettere…

  4. Elisa says:

    agosto 17th, 2009 at 3:52

    @Matteo: perché, secondo il tuo amico, si dovrebbe studiare il friulano e non l’inglese? O lo spagnolo, o il tedesco, o altre lingue un po’ piu’ utili?

  5. Giulia says:

    agosto 17th, 2009 at 4:14

    Matteo, il friulano ha strutture grammaticali molto simili all’italiano. Forse per imparare nuove lingue è più utile studiare nuove lingue, no?

  6. stiefin says:

    agosto 17th, 2009 at 6:14

    Il tuo è un punto di vista particolare che pur sembrando aperto al mondo in realtà è chiuso. Ci sono diverse inesattezze in ciò che sostieni. L’ l’ultima “il friulano ha strutture grammaticali molto simili all’italiano” ha senso per tutte le grammatiche ‘occidentali’: potresti sostituire ‘italiano’ con francese, inglese ecc. Per me il friulano è una questione di resistenza: in un mondo che non mi piace coltivo le cose che mi piacciono.
    Riguardo al friulano standard , io non so dove tu viva, ma quello che si parla attorno a Udine, nel Friuli centrale, è il friulano standard. Poi se si vuole non sentire e parlare male del Friuli e del Friulano, prego, non sei la sola, sei in ottima compagnia, è quasi una moda.

  7. Giulia says:

    agosto 17th, 2009 at 7:02

    No, è il friulano centrale, che differisce (seppure di poco) da quello standard. E tuttavia non è rappresentativo della varietà di dialetti che si parlano in Friuli. Per cui (come qualsiasi altro corso di dialetto “standardizzato”) è inutile ai fini della comunicazione per chi viene da fuori.
    Mi sembra curioso che ogni volta che si parla di friulano fuori dalla retorica della “marilenghe” si venga subito tacciati di “parlarne male”. Io non parlo “male” del friulano, che peraltro parlo, seppure maluccio perché non lo esercito da quando avevo nove anni e le lingue, quando non le eserciti, le perdi. Dico una cosa fondamentalmente vera, e incontestabile, e cioè che è destinato all’estinzione, perché sempre meno gente lo parla. E’ una lingua morta: viene utilizzata da chi trova che gli “piaccia”, ma per parlare con me, qui, scrivi in italiano. Per farti capire, parli in italiano. All’estero, parli inglese. Puoi fare resistenza quanto vuoi, ma il mondo va avanti senza di te.

    Considerato che i fondi per la scuola sono quelli che sono, io preferirei che l’istruzione obbligatoria si concentrasse su quello che è davvero necessario, e non su quello che eventualmente “piace”, per cui (se non sbaglio) ci sono i famosi crediti formativi.

  8. Matteo says:

    agosto 18th, 2009 at 8:41

    @Elisa secondo me è assolutamente più utile studiare le lingue che hai elencato e sono d’accordo…volevo soltanto dire che mi fa pensare che l’attitudine allo studio di un’altra lingua possa essere utile a prescindere per tutte le lingue, tutto li…per il resto non credo che parlare in termini critici della volontà di standardizzazione del friulano sia parlarne male, anzi, da un certo punto di vista lo si difende ancora di più perchè si sta dalla parte dei nostri nonni e di chi lo parla normalmente senza doversi sforzare…

  9. stiefin says:

    agosto 18th, 2009 at 10:32

    Il furlan al è il furlan e al covente savêlu come e covente cualsisei altre lenghe. No rapresente i dialets parcè che une lenghe e je une lenghe ae stesse maniere che il venit, che al è un dialet, nol rapresente il talian. La comunicazion par furlan e sta dant puescj di vore e môf ancje bêçs. Imparâ plui robis nol è un mâl e se tu tu sâs cuatri lenghis tu âs plui vantaçs di cui che a ‘ndi sa une sole o nome dôs.
    Che il furlan se no si fâs nuie al ledi a murî al è un fat. Apont se no si fâs nuie come che tu sburtis a fâ tu e chei come te. Abroad I speak in english, in Friûl o feveli furlan.
    La scuele e à masse di fâ, jo no i domandi di fâ dut, ma i dirits di un popul a son e a van rispietâts.

  10. Mighe says:

    agosto 19th, 2009 at 3:28

    Giulia ha sintetizzato egregiamente il mio pensiero come quello, credo e spero, di molti altri italiani. Si pensi piuttosto a far studiare *bene* l’italiano, per via di certi bimbiminkia in giro…

    ps: sì, l’italiano dovrebbe essere derivato dal nostro toscano: dico dovrebbe perché non esiste nemmeno *il* dialetto toscano, ma un crogiuolo di vernacoli e parlate, tant’è vero che se andate da un senese e gli dite che parla come un fiorentino… gliè meglio che la ‘un ve la racconti! 😀

    ppss: che nessuno si azzardi a scrivere “hohahola hon la hannuccia horta horta”, famoso riflesso pavloviano di molti non appena vengono a conoscenza della presenza di un astante toscano…

  11. Giulia says:

    agosto 19th, 2009 at 9:18

    Una delle mie amiche storiche/compagne d’appartamento dell’università era fiorentina. La storia della Coca-Cola mi dà fastidio come se fossi toscana io.

  12. Giulia says:

    agosto 19th, 2009 at 9:27

    Stefin: quelli che (all’interno di questa discussione) avranno capito quello che hai scritto sono pochissimi, e già questo te la dovrebbe dire lunga. A parte ringraziarti moltissimo di qualcosa che non mi compete (non mi impegno ad estinguere il friulano più che ad estinguere il bergamasco), opinerei sul fatto che il friulano “serva”. I friulani stessi non lo imparano in percentuale significativa, il che probabilmente vuol dire che non serve saperlo per vivere e mantenere un’identità.
    Aggrapparsi ai regionalismi perché ci si sente “popolo” è esattamente la politica della Lega. Per cui, aderendo tu ai principi della Lega, non mi aspetto che tu condivida il mio post, o il mio atteggiamento nei confronti dei regionalismi.

    Comunque, il giorno in cui il friulano sarà una lingua non dico utile, ma necessaria a farsi capire (perfino nel succitato Tramonti di Sotto tutti parlano correttamente l’italiano), sarà il giorno in cui io partecipo a Miss Italia e stravinco.
    Ripeto, imparatelo pure: imparare più cose fa sempre bene. Ma nella scuola dell’obbligo è una perdita di tempo e soldi rispetto ad altre materie. Dire il contrario significa solo negare la realtà.

  13. pinux says:

    agosto 20th, 2009 at 2:33

    Mah…se seguiamo il ragionamento alla fine tanto vale mollare l’italiano e parlare solo l’inglese, no? Tanto l’andazzo e’ quello, perche’ incaponirsi con l’italiano?
    A dire il vero sui regionalismi/nazionalismi la penso piu’ o meno come te. Eppure. Eppure, da sardo che ha per madrelingua tanto il sardo come l’italiano, e che vive in Catalogna, beh, questo discorso mi ha dato un po’ fastidio. Non so, mi son sentito toccato. Forse sara’ per il fatto che non ho nulla da spartire con la lega, che la sardegna e’ cosa ben diversa da un fantomatico popolo celtico che venera il dio Po’. Sara’. Eppure io voglio resistere, voglio continuare a parlare il sardo (e dalle mie parti, nel Nuorese, non sai quanto si parla…)che e’ parte di me. E’ parte di Noi sardi. Ovviamente continuando a parlare anche l’italiano, l’inglese (la lingua con la quale lavoro), lo spagnolo e il catalano. E’ bello. Non tutto si risolve con l’inglese. O con l’italiano

  14. Giulia says:

    agosto 20th, 2009 at 3:18

    Sì, ma il sardo tu l’hai imparato a scuola o parlandolo? Il punto è questo.
    Una lingua ti serve se la impari e la usi. Se la impari solo come feticcio di una cultura che non ti appartiene, e non ha utilità pratica nel quotidiano, te la puoi imparare lo stesso, per carità: ma non puoi imporla come materia di studio. Parla il sardo, usalo, insegnalo ai tuoi figli: funziona così. Finché ce ne sarà bisogno, lo si imparerà normalmente, dalla pratica quotidiana.

  15. pinux says:

    agosto 20th, 2009 at 5:11

    mah, e’ un discorso troppo utilitaristico. Non l’ho imparato a scuola perche’ a scuola non si insegna il sardo. Ed e’ un peccato, perche’ se lo si insegnasse sarebbe forse l’unico modo di preservarlo dall’estinzione. Le mie nipotine ormai parlano quasi solo italiano. Piano piano la lingua si perdera’. E una lingua persa e’ un delitto. E non e’ un feticcio identitario. Anche se fa parte di un modo di essere, forse pure di una identita’, si’. So benissimo che gli irlandesi hanno conservato la loro identita’ pur avendo praticamente perso il gaelico, eppure e’ un peccato. Il modello catalano, per esempio, non e’ male, malgrado gli antipatici abusi fatti da alcuni catalani della loro politica linguistica

  16. Giulia says:

    agosto 20th, 2009 at 6:17

    Come si fa a insegnare il sardo, se non esiste una sola lingua sarda ma una serie di dialetti della stessa lingua? Si insegna una koinè: a cosa serve la koinè, che nessuno parla?
    Il sardo sopravvive perché le persone lo parlano: rimane vivo e si tramanda perché viene utilizzato, perché fa cultura, perché i sardi lo usano. Se non viene usato, si perde, come si perdono i mestieri che nessuno fa più. Siamo in grado, noi, oggi, di coltivare un campo? Ci serve? Il fatto di non coltivare un campo ci rende meno italiani (visto che gli italiani erano contadini)? Chi non sa il latino è meno italiano di chi l’ha studiato a scuola? Nel meridione si dovrebbero studiare obbligatoriamente greco e arabo, per onorare l’eredità linguistica degli avi?
    Tutto è possibile, ma qui parliamo di scuola dell’obbligo. Una scuola depauperata, senza insegnanti e senza risorse, dove i pochi soldi devono necessariamente essere usati per preparare i ragazzi all’università o al mondo del lavoro. Un dialetto potrà anche rafforzare l’identità regionale o nazionale, ma non è indispensabile.

  17. pinux says:

    agosto 20th, 2009 at 6:27

    se è per questo in catalogna esistevano diverse varianti del catalano e si è fatto una lingua unificata che funziona benissimo. Ovviamente le risorse a disposizione dell’amministrazione catalana sono inimmaginabili.
    so bene che tra sardo e sardo c’è una differenza abissale. e non era mia intenzione dare patenti di sardità a chi parla il sardo. ci mancherebbe. il tuo discorso non fa una grinza, è molto utilitaristico e “terra-terra”, ma è molto sensato. soprattutto considerati i problemi di risorse della scuola dell’obbligo da te perfettamente spiegati. eppure, mi resta un’amarezza di fondo per l’inevitabile sconfitta e omologazione di un mondo “diverso”, che sento molto mio. difficile da capire, per uno “straniero”. 🙂
    Ciao

  18. Giulia says:

    agosto 20th, 2009 at 6:54

    Sembra quasi che io non abbia il rimpianto di non saper scrivere il friulano, che rimane la mia lingua del cuore, ma non è così. Non lo so scrivere, non so come riprodurre i mezzi suoni del mio dialetto, per cui non lo faccio. Ma sono come la mamma di una mia vecchia compagna d’appartamento, giornalista televisiva giordana formata all’estero, che alla figlia scriveva in inglese perché non sapeva scrivere in arabo. Mi manca un pezzo.
    E tuttavia, sono contenta che le mie ore di inglese o di storia o di filosofia, e perfino quelle di religione in cui ci insegnavano le differenze fra il testo originale biblico e le traduzioni in greco e italiano, non siano state ri-assegnate a un’ora di friulano obbligatorio. A Pordenone, poi, dove il friulano non lo parla nessuno perché il dialetto locale è una variante del veneto: eppure siamo in Friuli, per dire quanto è idiota la divisione in regioni.

  19. stiefin says:

    agosto 21st, 2009 at 10:28

    Ti auguro di vincere non solo miss italia (con la minuscola) ma anche miss Padania (con tanto di maiuscola). Non aderisco a nessun partito, tanto meno alla Lega e ai suoi principi che aborro. Tramonti (di sopra , di sotto e anche di mezzo) merita rispetto a tutta la sua storia, anche di miserie, come tu mi pare consideri la lingua. Difendere le lingue minorizzate non è da leghisti ma da persone civili. (I leghisti lo sono, spesso?)

  20. Giulia says:

    agosto 21st, 2009 at 12:03

    Capito tutto, vero, stiefin? E’ un peccato quando parli e la gente non ti ascolta perché parte da un’idea preconcetta che impedisce loro di vedere. La tua rabbia è talmente forte che non solo non leggi quello che dico, ma qualunque cosa io dica per te ha lo stesso significato. Non so di cosa tu abbia paura, ma il tuo nemico non sono io, tranquillo.

  21. alv036 says:

    agosto 3rd, 2011 at 11:20

    il friulano è una lingua non un dialetto dell’ italiano.è in pericolo di estinzione , molto pochi sono i bambini e i giovani che lo parlano ma deve essere preservato e tutelato. non c’ è nulla di male nella tutela delle lingue di minoranza e delle minoranze linguistiche. saluti dal veneto.