Controindicazioni a un nuovo ’68

pubblicato da Giulia giovedì, ottobre 23, 2008 11:00

Personalmente sono tutta a favore di una rivolta organizzata degli studenti italiani. Anche se ogni tanto ci rido sopra, non significa che non li sostenga nel merito della questione. La riforma Gelmini (non la Gelmini direttamente, che ha la stessa autonomia e originalità di pensiero di un pupo siciliano) sta facendo a pezzi l’ultimo baluardo della democrazia italiana, vale a dire il libero accesso all’istruzione. Se la riforma andrà in porto, sarà quasi impossibile per le classi più basse andare oltre le superiori: il taglio dei fondi costringerà le università a convertirsi in fondazioni private, alle quali sarà possibile accedere solo tramite borsa di studio o pagando cifre ben al di sopra delle possibilità della famiglia media italiana, che peraltro sta scomparendo a una velocità pari solo a quella del dinosauro dopo l’impatto con l’asteroide.

La riforma della scuola e dell’università ci stava, ma non in questo senso. Stabilire una migliore vigilanza sulle cariche, ottimizzare le spese, snellire e modernizzare i programmi, potenziare le strutture, istituire corsi di italiano per stranieri almeno a partire dalle superiori in poi. Di cose da fare ce ne sarebbero state, usando meglio i soldi. La scuola non è qualcosa su cui si possa scherzare. E’ l’unica occasione per milioni di ragazzi di avere una vita migliore di quella dei loro genitori. Il tasso di abbandono parla chiaro: in Italia, conviene mollare tutto e andare in fabbrica o a fare la segretaria, piuttosto che finire gli studi. Ma in fabbrica si muore, e i lavori scarsamente qualificati non sono infiniti. Il capitale umano e intellettuale sprecato è davvero ingente.

Insomma, gli studenti italiani hanno ragione ad essere furiosi. Quella che era un’università appena decente dal punto di vista della didattica e in completa decomposizione dal punto di vista della gestione, fra baronie, nepotismi, valutazioni gestite in maniera a dir poco approssimativa, esami inutili, cattedre perpetue e scarsissimo contatto con il mondo del lavoro, sta per diventare una macchina da soldi all’italiana. Corrotta, inaccessibile ai poveri e popolata esclusivamente di ricchi. Come in America, ma peggio, perché in America se sei bravo una borsa di studio forse la trovi, e c’è un sistema di prestiti che ti permette di indebitarti fino al collo per laurearti, ma poi un lavoro con cui ripagare il debito magari c’è (o c’era, adesso non si sa). Una catastrofe per quel poco di mobilità sociale che è rimasto nel nostro paese, per non parlare delle conseguenze sul piano della cultura generale, del progresso sociale e scientifico, e dell’occupazione. Rimarranno solo i vecchi. I giovani saranno costretti ad andare all’estero, o a fare lavori con paghe da fame. In men che non si dica, dell’Italia come paese e come cultura non sarà rimasto nulla.

Una rivolta studentesca è il minimo. Il problema è che al governo, un’altra volta (la volta precedente: Genova 2001), ci sono gli squadristi. Trovarsi con la testa spaccata mentre si dorme è un attimo. E’ davvero un attimo.

Commenti e ping chiusi.

10 commenti to “Controindicazioni a un nuovo ’68”

  1. Spettatore di provincia says:

    ottobre 23rd, 2008 at 11:49

    Io ho una paura fottuta.
    Secondo te è meglio l’Andalusia o la Svezia?

  2. punkwithgun says:

    ottobre 23rd, 2008 at 1:10

    Giulia, con questi post mi togli tutta la voglia di esprimermi in prima persona. 😉
    Condivido anche gli accenti che non posso mettere causa tastiera finlandese.
    Per lo Spettatore: sono in Finlandia da un anno. Una semplice traslazione spaziale non toglie nulla alla rabbia alla frustrazione alla paura che si provano…
    Non saranno i manganelli ad ammazzarci. Ma l’inerzia delle coscienze e dei cervelli..

  3. seralf says:

    ottobre 23rd, 2008 at 1:39

    ma secondo voi vogliono davvero mandarci via? io non credo, credo che sotto sotto sappiano che poi le castagne dal fuoco devono levarsele da soli.
    Vogliono spaventarci e intorpidirci il cervello, o meglio farlo con chi viene appena dopo di noi, costringendolo a suon di paure, di istinto di sopravvivenza a pensare solo per sè, ad essere individualista. E’ tempo invece di fare branco, noialtri sui trenta e quaranta dovremmo metterci sulle cime dei monti ed ululare, secondo me.

  4. Rockwater says:

    ottobre 23rd, 2008 at 1:41

    Beh abbiamo visto dopo Genova 2001, fini presidente della camera, l’unico responsabile è stato trovato in un funzionario ormai morto. Il nano fascista ritornato al potere e che grida alla lesa maestà ogni volta che qualcuno ha un idea diversa dalla sua. Un uomo talmente pieno di se e delle sue idee è veramente pericoloso.
    Alla lista da te fatta io comunque aggiungerei Giorgiana Masi tanto per ricordare che il 68 non è solo l’inizio del brigatismo.

  5. barnabo says:

    ottobre 23rd, 2008 at 2:36

    io credo che sarebbe il caso di leggere con estrema attenzione il programma p2, lì troveremo tutti i passi già compiuti e quelli ancora da compiere verso il nuovo stato che questi hanno in mente

  6. Sveva Rottermeier says:

    ottobre 23rd, 2008 at 3:04

    Giulia: grazie come al solito per i post che mi togli di bocca. Piu’ che un ’68 mi sembra un mix di anni ’30 e anni ’70. Con un possibile mix di esiti a cui preferisco non pensare.

  7. Anellidifumo says:

    ottobre 23rd, 2008 at 6:14

    Non so quanti di voi abbiano letto l’intervista di Cossiga (ma è vera?) su Dagospia, linkata dal post. A me pare agghiacciante, se è vera.

    Visti i tempi, direi che gli USA non sono un buon modello. Il modello può essere il Canada, invece: tantissime borse di studio, tanto lavoro d’insegnamento universitario per tutti gli studenti di dottorato, sin dal primo anno.

  8. pixidust says:

    ottobre 23rd, 2008 at 11:32

    Dono d’accordo: la strada non e’ solo in discesa, va proprio in picchiata nel baratro.
    Lasciatemi pero’ mettere una buona parola per il sistema Americano(che comunque e’ ben lontano dall’essere perfetto).
    Dunque, io insegno in America all’universita’ e ci sono arrivata come studente. Ero senza una lira, emigrante, e potenzialmente emarginata. Mi hanno aperto le porte dandomi il visto prima, facendomi avere una borsa di studio per il dottorato poi e ora dandomi un lavoro come professore. E ora tra i miei studenti ci sono tanti neri e tanti poveri che vengono al college con borse di studio e con tanta buona volonta’ per avere una vita migliore.
    Naturalmente la meritocrazia (se sei bravo prendi la borsa per andare all’universita’) e’ qualche cosa che in Italia non ha mai funzionato a causa delle potenti baronie: i concorsi, nati come meritocratici, sono sempre stati una farsa, dai concorsi di dottorato in avanti. Chi ha provato lo sa: passi se conosci qualcuno e praticamente sempre si sa gia’ chi vincera’ perche’ il barone di turno deve far entrare il suo protetto. Quindi trasformare le universita’ in fondazioni private a cui accedere tramite borse di stuidio vuol dire
    semplicemente estendere questo meccanismo perverso e sara’ sicuramente l’inizio della fine per il sistema scolastico. E quindi per tutto il resto. Non so proprio che dire… che disastro!

  9. Icekent says:

    ottobre 23rd, 2008 at 11:43

    diciamo pure che la situazione è drammatica. abbiamo un presidente del consiglio che afferma che i media travisano la realtà!
    se lo sentisse berlusconi….

  10. Brava, brava Maria Stella! | Sorelle d'Italia says:

    ottobre 26th, 2008 at 12:05

    […] all’operato di Maria Stella Gelmini (della cui scarsa validità mi sono già occupata altrove) ci fosse effettivamente un progetto pedagogico ideato dalla stessa Gelmini, con la […]