Zò co l’Obamania

pubblicato da Giulia venerdì, agosto 29, 2008 11:54
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Avvertenza: pippone.

Seguire le presidenziali americane mi dà un senso di déja-vu. Mi ricorda quell’aprile del 2006, in cui si pensava che Prodi si sarebbe mangiato il fallimentare Berlusconi come un mottarello: ora è comodo dimenticarselo, ma le condizioni in cui ci avevano lasciati quei cinque anni di governo non erano interamente imputabili al governo precedente o ai vent’anni di Democrazia Cristiana, e nemmeno al Papa Re. Era stata una pessima gestione, e ci si aspettava – legittimamente – che l’elettorato dicesse “Bene, bravo, ti abbiamo lasciato lavorare, adesso fuori dalle balle”.

Poi non è stato proprio così. Un po’ per la famosa legge elettorale. Ma molto, soprattutto, perché noi la gente non la conosciamo.

Adesso, in America sappiamo come sta andando, o meglio: ce lo stiamo facendo raccontare dai giornali e dai blog. E a giudicare dai blog stessi – quelli americani, intendo, non quelli italiani – Obama dovrebbe vincere come avrebbe dovuto vincere Prodi nel 2006: a mani basse, entrando a Gerusalemme sull’asinello con la gente che gli fa aria agitando le palme. Perché noi, degli americani, non sappiamo niente; come non sappiamo niente degli italiani, ma ancora meno. Perché se almeno in Italia basta guardare due volte Studio Aperto per rendersi conto di come ragiona il paese (a tette, allarmi, storie strappalacrime e sicurezza), per capire qualcosa di come pensa un agricoltore della Bible Belt bisognerebbe andare nella Bible Belt e chiederglielo. O prestare maggiore attenzione ai segnali.

E’ anche una questione religiosa. In Italia ci lamentiamo moltissimo – a ragione – del cattolicesimo e del suo strapotere, ma questa acquiescenza nei confronti dell’ex religione di Stato è ancora un fattore di controllo. Il cattolicesimo ha UN Papa. UN governo centrale. Chi si chiama “cattolico”, come regola generale, fa quello che dice il Papa. Ci saranno, sicuro, delle sacche di pazzi che si fanno le loro leggi in casa, ma la maggioranza vive all’ombra di questa autorità suprema, ignorandola o rispettandone i dettami, per ipocrisia o genuina fede, criticamente o acriticamente. Non dico che sia bene. Dico che forse – forse, eh? – è meno peggio. Non si può impedire alla gente di cercare Dio, e quello che si trova nella ricerca dell’invisibile, a volte, infrange ogni barriera del buon senso. Specialmente se la gente non è molto istruita. Bisognerebbe riparlarne. Ma torniamo a bomba.

I fondatori degli Stati Uniti erano protestanti, una setta esule che a casa sua si trovava poco bene, e che nelle nuove lande oltreoceano sperava di poter vivere liberamente. Ora, la cosa cruciale qui è che il protestantesimo non ha un’autorità centrale. Ci sono molte chiese protestanti, radunabili in sottogruppi a seconda dell’indirizzo (Battisti, Pentecostali, Presbiteriani, Episcopali, Luterani, continua a piacere), ma l’idea generale è che il protestantesimo funziona circa come l’Islam, ovvero: ogni credente ha un rapporto diretto con Dio, e ogni comunità ha il suo pastore. Sparpagliarsi è un attimo. Fondare una nuova religione cristiana rivelata (come ha fatto il signor Joseph Smith nei dintorni di Pittsburgh, nell’800) è piuttosto semplice, se non c’è nessuno che ti dà dell’eretico e ti scomunica. Fondare un sottogruppo della suddetta religione cristiana rivelata, una che a “Latter-Day Saints” appiccica un inequivocabile “Fundamentalist” e obbliga tutte le donne a vestirsi come Laura Ingalls, e a diventare mogli plurime, è ancora più semplice. E via impazzendo. C’è gente, in America, che vive come nell’800, parla Althochdeutsch e gira in carrozza. Provate a farlo a Gorgonzola.

In America è possibile tenere a casa i propri figli, non mandarli a scuola e insegnare loro a leggere e a scrivere privatamente. Per ogni Christopher Paolini che scrive Eragon nel mezzo del nulla americano, ci sono centinaia di migliaia di piccoli Jesus freaks che studiano il creazionismo, imparano la Bibbia a memoria e odiano tutti: i gay, le lesbiche, i musulmani, i neri. C’è gente che si guadagna da vivere cucendo uniformi del KKK. Ci sono bambine che incidono dischi di pop supremazista ariano. C’è la più alta percentuale di assassini seriali in tutto il mondo, e guardate che i cinesi sono molti di più. E ancora dico: non ne sappiamo niente. Ma su quelle banconote c’è scritto “In God We Trust“. Il giuramento di fedeltà alla nazione dice “one nation under God“. Il giuramento sulla Bibbia in tribunale non si fa più, ma si faceva.

Tutta ‘sta gente qua – non parlo mica dei Repubblicani moderni, quelli che vanno a scuola, all’università, hanno lavori normali – credete veramente che voti per uno che a) non è bianco, b) di primo nome fa “Barack”, c) di secondo “Hussein”, d) credono che sia musulmano perché gliel’hanno detto e questo è male, e) nel suo discorso ha parlato di “gay and lesbian brothers and sisters“? No, anzi, aspetta: i discorso non l’avranno nemmeno sentito. Se, e dico se, andranno a votare – e dipende da chi è arrivato lì per primo ad arringarli, ricordate il lavorone fatto da Karl Rove per tirarli fuori di casa e mandarli a votare per il cristianissimo Bush? – voteranno mai per uno che appare così diverso? Questi non sono nemmeno repubblicani o democratici. Li chiamano Bible thumpers. Mandano soldi ai telepredicatori. Si ritrovano in sale affollate e vanno in trance mistica e parlano in lingue sconosciute (giuro che aspetto con ansia il giorno in cui verrà fuori che le “lingue sconosciute” sono il sardo barbaricino).

E infatti gli analisti politici americani lo dicono, è una gara serrata. Anche se la parte liberale dell’America dovesse votare compatta per Obama (e c’è gente delusa per Hillary Clinton che voterà per McCain: la scemenza è infinita), il resto del paese leggerà la Bibbia prima di andare a dormire e voterà per il candidato conservatore, come ha sempre fatto. Anche se il candidato conservatore è un vecchietto un po’ rincretinito che mette in imbarazzo la moglie in pubblico. Anche se il candidato conservatore sostiene le politiche di quello che ha mandato a morire migliaia di ragazzi in Iraq (ma tanto erano neri e ispanici: la pancia interna dell’America bianca non li conta) e ha prosciugato le riserve economiche fino a gettare l’America in una profondissima recessione. Meglio morti di fame che comandati da un negro che minaccia di far sposare i froci.

Non è ancora detta l’ultima parola, ma la vedo durissima, ecco.

Commenti e ping chiusi.

13 commenti to “Zò co l’Obamania”

  1. Michela says:

    agosto 29th, 2008 at 12:21

    Ti perdono l’insinuazione sul sardo barbaricino solo perchè mi hai richiamato alla mente Laura Ingalls, sallo.
    [si fa le trecce strette strette e corre a giocare nel campo di grano]

  2. beatrice says:

    agosto 29th, 2008 at 12:26

    Sono d’accordo. Anche perchè quella middle class di cui ha parlato la Clinton nel suo discorso a Denver, che dovrebbe sentirsi minacciata da altri quattro anni di governo repubblicano, è proprio quella di cui parli tu, e non quella fantomatica e illuminata che lei cita. I diritti civili, per questa maggioranza reale, non sono quelli della sanità per tutti e dei diritti civili allargati. Per loro, i diritti da difendere sono quelli della proprietà e dell’individualismo: portare le armi, esercitare le loro religioni, mantenere i privilegi e la libertà di disporre dell’orticello loro. E anche fra i neri e le altre minoranze, c’è una grossa fetta che ritiene di essere passata ormai “dall’altra parte” e che, proclamando la loro indiscutibile “americanità” e appartenenza alla vera classe media, voteranno repubblicano.

  3. Giulia says:

    agosto 29th, 2008 at 12:43

    Avevo messo “Sardo della Gallura”, ma poi ho pensato alle nostre discussioni sul barbaricino ed ecco che mi suonava meglio 😀

  4. seralf says:

    agosto 29th, 2008 at 1:52

    io un po’ ci spero. Anche perchè Obama stesso non è un illuminato, sempre americano è e sempre in Iraq per dire rimarrebbe, però data la nostra sudditanza psicologica verso gli states farebbe bene anche a noi un po’ di progressismo, visto che qui non se ne vede manco l’ombra.

    la cosa di cui non tieni conto è che è come un Kenndy “nero”: è belloccio e acchiappa, ed è abbastanza pallido che forse non è proprio così nero. E poi il california c’è stato un certo Arnold che non gli davo due lire e invece ha fatto anche delle cose sensate, quindi c’è margine di manovra, stavolta secondo me ci soprenderanno.
    Anche perchè se non colgono l’occasione stavolta, gli Stati Uniti si sfasceranno entro pochi anni come fece l’URSS.

  5. Stefansia says:

    agosto 29th, 2008 at 3:12

    Seralf,
    Sono abbastanza sicura che quel tuo è abbastanza pallido che forse non è proprio così nero sia una provocazione voluta, e che tu sappia che solo il papà di Obama era nero.
    Che apre l’annosa questione del perché chi ha un genitore di colore sia sempre mezzo nero o nero ma mai e poi mai mezzo bianco, ma è una di quelle domande per cui ci vuole un blog a parte o quasi.
    Per il resto post molto bello e per niente pippone secondo me, anche se non ridurrei l’homeschooling a prerogativa dei genitori di Jesus freaks che studiano il creazionismo. Se non altro perché l’homeschooling non è una cattiva idea di per sé (come tutte le cose, dipende dall’uso che se ne fa), e perché il creazionismo è ahimè insegnato anche nelle scuole.

  6. Giulia says:

    agosto 29th, 2008 at 3:27

    Stef: mi faccio garante per Seralf, è un bravo guaglione, e conoscendolo quella era una battuta.
    Che poi, per i neri Obama non è mezzo nero: è mezzo bianco, e ugualmente indesiderabile. Questione di prospettiva.

    Sull’homeschooling: non è affatto una cattiva idea, là dove non ci sono scuole per chilometri, e l’aternativa è l’analfabetismo. Ha due problemi, secondo me: 1) viene usato anche in comunità a cui l’apertura al mondo sarebbe essenziale (tipo appunto l’FLDS) e 2) viene usato da alcuni genitori come metodo per “proteggere” i figli dalle idee “secolari”. In questo modo, si accentuano le sacche di isolamento dalla modernità e dalla cultura intesa come complesso del sapere.
    Per il resto, direi che le persone traggono giovamento dall’esperienza di comunità controllata che ti dà una scuola. Come ambiente educativo, la preferisco.

  7. saved says:

    agosto 29th, 2008 at 4:57

    http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_28/intervista_farkas_03ef76f6-74c9-11dd-b47d-00144f02aabc.shtml

    Ben più che mezzo bianco. Tre quarti bianco, diciamo.

    Comunque anche la Royal ce la davano per immensamente vincente perché “nuova”, perché “donna”.
    Si è visto eh?

    Io, proprio per i motivi che dici tu, penso fosse meglio la Clinton (nonostante i problemi che tutti sappiamo).
    Detto questo forse Patata McCain nomina una donna come vice. Spero che questo porti qualche piccola perdita nella Bible Belt. A meno che questa Palin non rinneghi le foto su Vogue e dimostri pubblicamente la sua bravura in Creazione Trapunte Patchwork e Cucina Torte ai Mirtilli.

  8. Marcello says:

    agosto 29th, 2008 at 6:48

    Sono d’accordo, tra l’altro è un pò un sentire comune: ‘vorrei che vincesse Obama, ma mi sa che vince McCain”, specie adesso che è stata presentata la ‘vice’, che è una gran trovata per intercettare l’elettorato femminile, specie quello deluso dalla Clinton. L’unica cosa a cui ci si può attaccare, è che otto anni di repubblicani siano considerati troppi…

  9. seralf says:

    agosto 29th, 2008 at 8:39

    @stefansia: beh citavo anche Kennedy parlando di progressismo, ma a nessuno chissà perchè è saltata la mosca al naso (e dire che di motivi ce ne sarebbero 🙂
    ovviamente facevo del sarcasmo: di solito funziona meglio se non ci appiccichi sopra una targhetta con scritto “sarcasmo in corso” eheh

    scherzi a parte la mia riflessione è frutto dell’equilibrio tra un mio ingenuo voler vedere in queste elezioni americane comunque qualcosa di realmente innovativo (che la Clinton ad esempio non sia la candidata non è così essenziale, di fatto l’elettorato ha dovuto metabolizzare la possibilità concreta e plausibile -anche perchè è un politico di lunga esperienza- di avere una donna in quel posto, e non è poco per gli americani), ed il tipo di osservazioni testimoniate nell’artcolo citato da saved.
    Cercando di metterci nei panni (o come direbbero loro nelle scarpe) degli americani, come suggerisce tra le righe Giulia, io credo che Obama abbia delle chance proprio perdendo un po’ di elettori tra le minoranze, ed acquistandoli presso quei progressisti e quella middle-class che predica molto bene ma avrebbe paura di un leader troppo rappresentativo delle minoranze. Se ti ricordi anche la clinton ha dovuto assumere toni più aggressivi e meno femminili, per affermarsi (celebre il suo intervento sulle torte), salvo poi auto-penalizzarsi perchè smontava l’idea di famigliola americana. Lui non è troppo nero, è bello giovane e maschio. Io penso che ce la possa fare: non è neanche un pacifista, il che è rassicurante, per gli americani e la loro fissa di estendere la politica interna al di fuori dai propri confini.

  10. clarke says:

    agosto 29th, 2008 at 11:28

    Magari non sostiene la polita economica di Bush, l’ha definito “uno che spende come un’oca ubriaca”, ma per il resto è come dici tu, perché dovrebbero votare per il “negro”? 🙂
    Probabilmente molti di loro sono quelli che pensano che il cancro viene a chi ha fatto qualcosa di male, ma nel caso del melanoma di McCain probabilmente faranno finta di dimenticarsene.
    E’ avvilente vedere che una parte importante dei destini del mondo è decisa da un manipolo di ignoranti.
    Accade anche in Italia, con la differenza che nel nostro caso non si tratta di un manipolo di ignoranti, ma di una maggioranza di ignoranti.

  11. Barbara says:

    agosto 30th, 2008 at 9:43

    Sicuramente sarà dura, ma molta delle categorie che menzioni potrebbero non votare, adesso che non c’è l’emergenza che c’era nel 2004 dei matrimoni gay. Tutta questa gente sicuramente non voterebbe mai per Obama, ma non sono questi i voti su cui Obama sta contando. A livello di numeri, si spera nella caterva di gente che si è registrata per votare la prima volta, sull’onda della fiducia in questa nuova personalità.Poi ci sono i democratici “normali” che comunque vedono che razza di esserino sia McCain.
    Secondo me è discutibile dire che molti neri voteranno repubblicano per sentirsi “dall’altra parte”: già in generale sono comunque pochi i neri che non votano repubblicano; ma adesso, sulla compattezza della scelta dell’elettorato nero per Obama ci sono pochi dubbi. Forse si sottovaluta a livello simbolico questo cosa vuol dire per le comunità nere degli Stati Uniti.
    C’è anche un altro fatto: molta gente voterà Obama perché è nuovo, ha portato alla ribalta un nuovo linguaggio (per noi europei comunque infarcito di religiosità che sembra inconcepibile), una nuova visione, un nuovo atteggiamento anche esteriore. E poi, perché otto anni di Bush hanno veramente stremato gli Stati Uniti, e questo dynamic due MCCain-Palin è completamente privo di idee e personalità. Se Sarah Palin imbarazza Pat Buchanan, qualcosa vorrà pur dire.
    Comunque, incrociamo le dita. Ciao a tutti.

  12. Disorder says:

    agosto 30th, 2008 at 1:17

    Che poi purtroppo ad Obama non basta “sfondare” in numeri assoluti: con il sistema elettorale americano, se anche stravince negli stati costieri, ha poche speranze se non riesce a strappare ai repubblicani (e sarà dura per lui, come lo sarebbe stato per Hillary) qualcuno dei numerosi stati centrali e bifolchi…

  13. Teach the World says:

    settembre 2nd, 2008 at 8:49

    Il fatto che Obama sia cromaticamente mezzo&mezzo secondo me è un vantaggio non una perdita: è la testimonianza vivente di 200 anni di mescolanze etniche, matrimoni misti, violenze, soprusi, schiavismo, apartheid, miscugli genetici tra bianchi e neri. E quando lo guardo io VEDO, vedo 200 anni di schiavismo come la macchia indelebile stampata a fuoco sugli americani bianchi, quelli che nelle loro casette col porticato erano convinti di fare del bene agli africani strappandoli dalla libertà e facendoli schiavi perchè, poverini, vivono sugli alberi e non saprebbero mai governarsi da soli… Iene travestite da agnelli, ecco cosa sono i perbenisti bianchi americani, e ora i neri d’America hanno una possibilità di ribalta, di dire “ci siamo anche noi, NOI abbiamo fatto l’America!!”, quell’America che è stata costruita prima dagli schiavi neri, poi dagli Irlandesi, dagli Italiani, dagli Ispanici… gli americani bianchi non hanno dovuto fare altro che aprire la porta e accomodarsi.
    Il fatto che Obama sia “pallido” rende meglio l’idea di che cosa nasconde la tanto decantata democracy…
    Grazie in anticipo se il commento sarà pubblicato, sennò fa niente, grazie comunque.