Chirpy chirpy, tweet tweet

pubblicato da Giulia giovedì, dicembre 13, 2007 11:13
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei, Tennologgia
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Twitter è una cosa divertente e tiene compagnia. A non abusarne, si capisce: ché starci attaccati tutto il giorno, annunciando al mondo le minuzie della propria giornata, non è sano né particolarmente interessante. Rimango fedele a quanto detto prima di aprirlo: non mi interessa sapere quante volte al giorno andate in bagno, né intendo comunicarvi la frequenza con cui io stessa espleto le mie funzioni vitali.

Usando il mezzo, poi, ho sviluppato altri criteri di selezione. Tipo che non seguo (e di conseguenza non mi faccio seguire da: il mio Twitter è protetto) chi pubblica il link a un proprio post e poi procede ad emettere dieci tweet in cui implora che il post in questione venga commentato. Capisco perfettamente che scalare BlogBabel possa essere un obiettivo di vita, ma almeno cercate di farlo per il valore di quello che scrivete, e non perché spammate fino alla morte. Faccio fatica anche a seguire le persone con cui non ho un rapporto al di fuori di Twitter: non sapendo nulla della loro vita, raramente riesco ad interessarmi a quello che dicono. Non è niente di personale: se li conoscessi, probabilmente, li seguirei. E avendo protetto gli aggiornamenti, non posso aggiungere follower senza ritrovarmi i loro tweet nell’elenco.
Il fatto è che anche su Twitter, come su MySpace o Facebook, tutti chiedono a tutti di essere aggiunti alla loro lista di amici più o meno fittizi. Ma se su MySpace l’aggiunta di gente mai vista o conosciuta è sostanzialmente poco invasiva (che vuoi che siano due-trecento bulletin al giorno e qualche commento/messaggio a settimana?) e anche necessaria, su Twitter e Facebook la selezione all’ingresso è quasi indispensabile. Facebook dovrebbe essere limitato agli amici che si conoscono veramente: e allora come mai ricevo così tante richieste da gente che non ho la più pallida idea di chi sia, e che per giunta mi riempie di messaggi e applicazioni inutili?

La cosa imbarazzante è dover rifiutare. Premere “Ignore” o “Deny” è l’equivalente virtuale di “Pussa via, brutta bertuccia”: eppure non dovrebbe essere così. Il fatto che io non sia interessata a quante volte al giorno ti senti su GTalk con la tua fidanzata non significa che io ti giudichi una persona di scarso valore: allo stesso modo, non mi offendo se qualcuno che non conosco mi rimuove dalla gente che segue. E’ una questione di economia mentale: limitare il bombardamento di informazioni, abbassare il livello del rumore di fondo, andare in controtendenza rispetto all’invasione degli “amici duepuntozero”, quelli che non sai dove abitano, non sai chi sono, non incontrerai mai e tuttavia ti possono dare l’impressione di avere una vita sociale attivissima.

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