I hate shopping per il baby

pubblicato da Giulia sabato, dicembre 8, 2007 17:35
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei

Tua sorella dice che vuole la crema alla calendula. E per chi? Per il bambino. E a cosa serve la crema alla calendula, al bambino? Per le irritazioni. E non basta la Pasta di Fissan? Sì, ma sembra che senza la crema alla calendula non possa vivere. E vabbè, compriamole la crema alla calendula. Ma come abbiamo fatto a sopravvivere, noi, senza crema alla calendula? Eh, io avevo lavorato in pediatria. Ah, immagino. Mai un’irritazione. Però la crema alla calendula non ce l’avevamo. Dice che deve comprare dei ciucci. Così piccolo, già i ciucci? Sì, il ciuccio li fa stare buoni. Ah, li fa stare buoni, uno neanche a due, tre giorni può rompere le balle impunemente. Va bene questo ciuccio? No, è anatomico. E anatomico non è meglio? No, ci vuole un ciuccio piccolo e tondo. Da zero a nove mesi. Ah. Questo? No, questo è piatto. Questo neanche, è azzurro. E capirai, sarà un gran problema se è azzurro. Ma poi se nasce femmina. Senti, c’è già mia sorella che non gli ha voluto prendere il camion da costruire se poi nasce femmina, come se alle femmine di default facessero schifo i cacciavite. Se le nasce una figlia ingegnere o un figlio parrucchiere non ci capisce più niente. Tè, prendilo verde. No, verde non va bene. Meglio questo. Bello, colorato. Praticamente un mal di testa con la tettarella incorporata. La gente mi guarda male. No, guardate, sono solo i wurstel con le patatine. Va bene, allora cosa abbiamo: crema idratante alla camomilla, spray nasale, nove ciucci. La vaschetta per il bagnetto, non hanno comprato la vaschetta! E compriamo la vaschetta. Mi state mettendo ansia. Da quando la gravidanza è diventata così complicata? Come facevamo a nascere, prima?

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Un commento to “I hate shopping per il baby”

  1. I love shopping per il baby? Non direi proprio at Blimunda says:

    dicembre 12th, 2007 at 2:04

    […] Volevo stendere un velo pietoso su tutta la parte relativa agli acquisti per la pupa in arrivo. Poi questo post di Giulia, futura zia, mi ci ha tirato per i capelli. Dunque. Io mi sono rifiutata di comprare alcunché fino a un mese fa, suscitando l’ilarità delle amiche già figliate: “Ma come? Non hai ancora il lettino? La culla? Il passeggino? Le tutine? Dove pensi di metterla quando torni a casa dall’ospedale? In un cassetto? Io al primo mese di gravidanza avevo già fatto il corredo”, eccetera eccetera. Io mi sono rifiutata un po’ per scaramanzia, un po’ perché, confesso, rispetto a scarpe e borse, bavaglini e ciucci rivestono un appeal decisamente inferiore ai miei occhi di consumista consumata, con buona pace di Sophie Kinsella. Comunque, da circa un mese, obtorto collo, vago con l’occhio perso per negozi tipo Chicco, Prenatal, BabyFarma. Chiedendo alle commesse basite: “Mi scusi, cosa devo avere a casa quando arriva la bambina?”. Risultato, il lettino e mobile fasciatoio al momento sono bloccati dallo sciopero degli autotrasportatori. E l’ipotesi “la metto nel cassetto” sta nuovamente prendendo forma. In più, ho comprato cose assolutamente a casaccio, senza un minimo di criterio. Diciamo che ho finalmente capito come si sente un uomo che non cucina e non ha dimestichezza con i rifornimenti del frigorifero quando lo mandi a fare la spesa. Feeling like an orange at a lemon convention, per dirla all’americana. So di dire cose già sentite, ma la maternità è un business allucinante. Esistono oggetti, negli scaffali ai quali non avrei pensato neppure dopo un anno di meditazione e riflessione. Ma che, appena li vedi, volano nel carrello apparendo immediatamente indispensabili, almeno se vuoi passare per una madre decente. Quindi l’ex studio trasformato in cameretta rosa confetto al momento è ingombro di: […]