Mai dire MEI

pubblicato da Giulia martedì, novembre 27, 2007 16:40
Aggiunto alla categoria Muziek non stop, Sono fatti miei

Terza volta. La prima dalla parte degli espositori, in qualità di commessa per la neonata 42. E subito, dai primi dieci minuti di permanenza allo stand, ti rendi conto che il mercato discografico è cambiato, ma la gente no.

Un mese fa, o poco più, i Radiohead hanno guadagnato un sacco di soldi mettendo il loro album da scaricare gratis ad offerta libera su Internet. Meno della metà della gente ha fatto un’offerta, e tuttavia i Radiohead hanno guadagnato molto di più che dalla vendita tradizionale del disco. Disco che poi uscirà comunque nei negozi, per chi vuole “l’oggetto”, non usa Internet o ha antipatia per il formato digitale, ma comunque: i Radiohead hanno guadagnato di più mettendo l’album da scaricare gratis. Lo ripeto. Che si capisca.

E tuttavia, nel mondo della discografia italiana, la pubblicazione tramite etichetta è ancora la meta suprema della maggior parte dei gruppi. L’oggetto-disco (costo al pubblico, fra i dieci e i venti euro; guadagno del gruppo, una frazione infinitesimale della cifra in questione) è ancora l’orizzonte preferenziale. E pertanto, la quantità di demo o addirittura dischi autoprodotti raccolti dall’etichetta media al MEI medio è di gran lunga superiore al numero di dischi venduti.

In altre parole: produci/vendi/distribuisci/promuovi il nostro disco, freg’assai di chi sei e di che dischi fai.

Da commessa, tuttavia, la cosa che colpisce di più è la prossemica di chi si avvicina al banchetto. Quelli che vogliono comprare li riconosci dal passo e dal sorriso: arrivano guardandoti in faccia già da cinque metri di distanza, sfoderano il portafogli e fanno l’acquisto. Tra quelli che si fermano passando, invece, si capisce subito chi farà l’acquisto e chi no: chi sta solo curiosando sta obliquo rispetto al banchetto, un piede avanti e uno indietro, come a mantenere una certa distanza. A volte chiede informazioni, ma senza avvicinarsi troppo.

Quelli dei demo, invece, sono i più vari. C’è quello che si avvicina, fa un paio di domande sul genere trattato dall’etichetta, e poi lascia il demo. Quello che arriva, e lascia il demo. Quello che arriva con un pacco di demo e li smazza come se fossero caramelle. Quello che ti porge il disco autoprodotto con tanto di bollino Siae, e tu pensi, ma scusa, ma cercati una promozione, una distribuzione, un booking. Poi ci sono le etichette che vogliono fare scambio di promo, e lì non si capisce: che fate, vi ascoltate a vicenda e poi vi telefonate per farvi i complimenti?

In un certo senso, questa proposta riassume il clima asfittico e autoreferenziale di tutta la faccenda: gente che si applaude vicendevolmente, si autocongratula, si cita, si ringrazia, si fa la guerra e si accredita nei CD. A pensarci bene, è come la blogosfera. Ma con l’audio.

Commenti e ping chiusi.

Un commento to “Mai dire MEI”

  1. coupon says:

    giugno 5th, 2011 at 7:41

    Important?…

    Is this really the latest?…