So this is goodbye

pubblicato da Giulia mercoledì 21 novembre 2012 19:19
Aggiunto nelle categorie Sono fatti miei, Una che scrive

Ma neanche poi tanto, guarda.

Succede solo questo: tutte le cose devono avere una fine, e questo blog – che ha avuto una lunga e bellissima storia – va in pensione. Non è grave, tanti altri hanno chiuso prima di me, e comunque la bella notizia è che nel frattempo si è evoluto in una cosa nuova.

Giuliablasi.it è la mia nuova casa in rete. Ci trovate le solite cose: me, della politica, del cibo, dei libri (per ora i miei, poi vediamo: potrei anche cominciare a parlare di quelli degli altri, se riesco a schiodarmi dall’interminabile saga di A Song of Ice and Fire). Il punto è che volevo un sito che raccogliesse un po’ tutto quello che faccio in giro, e adesso c’è. Dobbiamo ancora aggiustarlo, alcune cose non funzionano e altre proprio non ci sono, ma è in piedi, esiste, e da oggi (no, veramente è da ieri, ma solo oggi ho rivisto questo blog intero e vivo) è il posto dove scriverò.

Devo ringraziare, ancora una volta, Andrea Beggi per aver salvato Sai tenere un segreto? dall’obsolescenza (e anche da un trasloco che sembrava dover finire molto male, e invece si è risolto con la perdita di qualche immagine: pazienza); Fulvio Romanin per aver creato il sito nuovo con la cura di una mamma; e tutto lo staff di Altervista per avermi accolta dopo quasi un anno di indecisione, lo faccio, non lo faccio, come lo faccio, oddio quando lo faccio. L’ho fatto. L’abbiamo fatto.

Andiamo, dai.

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Un meraviglioso sabato romano

pubblicato da Giulia giovedì 5 luglio 2012 17:11
Aggiunto nelle categorie La Giulia consiglia, Muziek non stop

Sabato c’è il festival. Qua in casa non si parla d’altro, ormai: è la prima volta che l’etichetta di spettanza del 50% dei residenti qui, l’impavida impresa a nome 42 Records, organizza un evento tutto suo, con artisti suoi, sul suo territorio. Tutti si sono esibiti prima, a Roma e altrove: ma sabato, questo sabato, 7 luglio 2012, è un’occasione speciale. È la giornata di Arriveranno presto.

Ci saranno cose che non si sono viste prima e probabilmente non si vedranno mai più.

 

 

 

 

 

 

 

Si comincia con Strueia. Ora, Strueia di nome farebbe Andrea, ma qualcuno lo ha ribattezzato Strueia e noi lo chiamiamo così, tutti. Strueia prima era negli Shout, che hanno fatto un disco uscito per 42 e registrato in uno studiolo del frusinate in una caldazza terrificante. Poi gli Shout si sono sciolti, pur avendo fatto dei pezzoni, e Strueia è rimasto solo a fare le sue cose, le sue canzoni strane, claustrofobiche e leggere, fatte di noia casalinga e immaginazione allo stato brado. Canzoni dell’appartamento, come il titolo del suo disco.

Dopo Strueia, I Quartieri: uno di quei progetti che sono una band ma anche no ma anche sì ma anche no, figli della vena compositiva malinconica e soave di Fabio Grande. Suoneranno per intero un disco non ancora uscito, il loro debutto, dal titolo Zeno: se volete sentirlo per intero con un certo anticipo, vi conviene esserci.

Tre, i Mamavegas: che sul palco sono una folla (ben sei elementi), si scambiano di continuo gli strumenti, distribuiscono sonaglini al pubblico e se c’è spazio se lo portano sul palco a cantare. Hanno un tiro pazzesco e sono bravi bravi bravi. Anche loro suonano un disco che non c’è e non ci sarà fino a ottobre: Hymn for the Bad Things. Vi avrei potuto mettere uno dei video ufficiali, ma rimango innamorata di questo, girato in mezzo al traffico sull’autostrada. Per me i Mamavegas sono questa cosa qui, gente che se rimane bloccata in colonna scende e si mette a suonare.

Cambio palco, Criminal Jokers. Sono l’ultimo ingresso in 42 Records, e ci arrivano con il secondo disco, il primo in italiano. Un disco, Bestie, registrato in mezzo a un terremoto, quel terremoto lì. Un disco che prima ti scortica, poi ti rimette su la pelle al contrario, e che anche loro suoneranno per intero dal vivo, in anteprima. Questo è il primo singolo: è talmente fresco che non ha neanche un video vero.

Dici, saranno finite le anteprime? Sì e no. Colapesce il disco, Un meraviglioso declino, l’ha fatto uscire da un pezzo. Ma ad Arriveranno presto suonerà un’altra cosa, ovvero La voce del padrone di Franco Battiato, per intero: quando dico che sono cose che non si sono mai viste e non si vedranno più – perché al momento non mi risultano programmi in quel senso – dico proprio sul serio. Ma non basta: Colapesce ha appena fatto uscire un singolo su iTunes, un duetto con Meg che è una nuova versione di un pezzo già contenuto nel suo disco. Il pezzo si chiama Satellite, e su YouTube è presente in una certa quantità di versioni non ufficiali, inclusa questa (che è molto bella, nel suo minimalismo).

E per finire, I Cani.
De I Cani ho  visto dieci date su quarantadue del primo tour, quasi tutte dal banchetto del merch perché pogare non posso, non ho l’età, mi faccio male, ma mi piacerebbe. Ogni tanto mi rimetto nelle orecchie il disco, e ogni volta mi sale la botta di adrenalina, intatta: e non so, l’avrò sentito duecento volte, è imbarazzante ma va detto. Questa è l’ultima data romana in cui suoneranno Il sorprendente album d’esordio de I Cani, nel corso dell’ultimo tour in cui suoneranno Il sorprendente album d’esordio de I Cani, per cui o venite, o è facile che questo concerto non lo vediate mai più. E vi perdereste qualcosa, davvero.

Non è finita. All’interno del festival ci sarà anche un palco acustico, occupato da Marcello e il mio amico Tommaso, che si esibiranno con ospiti vari fra quelli che suonano in giornata, più altri. E ci saranno anche Meg e Colapesce in duetto acustico. Anche qua, non so, non credo ricapiti, è tutta roba fresca, signo’. (Favorisco anche i Marcelli, giusto per fare il quadro completo.)

Riassumendo: Arriveranno presto, sabato 7 luglio 2012 a SuperSanto’s, San Lorenzo Estate, piazzale del Verano. I cancelli aprono alle 17.30, si comincia alle 18.00. Mi troverete quasi sempre al banchetto del merch. Venite a salutarmi, mi fa piacere. Se invece mi vedete aggirarmi sbronza, salutatemi lo stesso: magari non vi riconosco, ma non è colpa vostra.

Al festival, a discettar di donne

pubblicato da Giulia martedì 19 giugno 2012 12:31
Aggiunto nelle categorie Spot, Una che scrive

Parte I: Pistolotto giustificativo egoriferito

Chi mi ha vista ballare sui tacchi ai concerti fa probabilmente un po’ fatica ad associare alla mia persona l’aggettivo “impegnata”. Che però io sia molto politica (o che sia sensibile al valore politico di quello che dico e di ciò che mi circonda) non è troppo un mistero neanche quello, tanto più che ormai i maschi intorno a me prima di sparare una battuta sessista si scusano. Poi la fanno lo stesso. Quindi:

Parte II: Annuncio urbi et orbi

mi hanno invitata a partecipare a una tavola rotonda dal tema “Impegno civile femminile” all’interno di Microfestival in Tour. Prima che vi mettiate a ridere – cafoni che non siete altro – sappiate che non intendo lasciare a casa l’attività che mi è valsa la convocazione, ovvero la continuata, sostenuta e reiterata produzione umoristica sulle questioni di genere. Libro e blog sono testimonianze scritte della mia unica missione: una risata li seppellirà. O almeno proverà ad assestargli una bella palata in nuca e a farli cadere nella fossa. Sono profondamente convinta che il perculo sia un’arma di distruzione di massa, e farò il possibile per argomentare la mia posizione. La parte seria sarà coperta da:

Rita Charbonnier, scrittrice

Chiara Lalli, bioeticista, docente universitaria e giornalista

Loredana Lipperini, scrittrice e giornalista

Nadia Terranova, scrittrice e traduttrice

Roberta Zaccagnini, coordinamento diritti economici, sociali e culturali in Amnesty International

Modera il tutto Girolamo Grammatico, presidente de La Casa di Cartone.

Parte III: Insomma, veniteci

Mercoledì 20 giugno 2012, Villa Pirandello, via Antonio Bosio 15/b, Roma, ore 19.30. È anche un bel posto.

 

È talmente facile

pubblicato da Giulia domenica 10 giugno 2012 11:29
Aggiunto nelle categorie Gay Today, Pacs nobiscum
Commenti disabilitati

Politici di (centro)sinistra che da anni vivete nel terrore di andare contro la Chiesa Cattolica abbattendo la discriminazione che impedisce alle coppie gay di sposarsi (sposarsi, non unioni civili, Pacs, DiDoQuellocheè): la Danimarca vi spiega come si fa, è facile. Si estende il diritto al matrimonio civile a tutti, lasciando che i singoli parroci o la Chiesa come unità decida se vuole o meno concedere il matrimonio concordatario. Non vogliono farlo? Pazienza, è da un pezzo che si meritano di perdere fedeli. Guardate che è facile. Davvero. Ed è meno offensivo e dannoso dell’obiezione di coscienza selvaggia concessa ai medici negli ospedali italiani, perché no, l’obiezione di coscienza per sindaci e ufficiali vari non è possibile. Bersani! Guarda! È facilissimo! Prova!

“Non ci sono primari non obiettori”

pubblicato da Giulia giovedì 24 maggio 2012 15:00
Aggiunto nelle categorie Triste mondo malato

Un altro agghiacciante articolo sull’obiezione di coscienza negli ospedali italiani, di cui nessuno si sognerà di parlare, per paura di passare per difensore dell’omicidio di feti. Bisogna metterselo in testa, l’interruzione di gravidanza sicura è un diritto sancito per legge. E se non lo difendiamo, lo perderemo: se non per abolizione della legge, per sfacciata, arrogantissima deroga di chi dovrebbe compiere il suo dovere e non lo fa. L’obiezione di coscienza, per come viene utilizzata ora, è un abuso che frutta soldi e fa passare per virtuosa gente che dovrebbe vergognarsi. Bisognerebbe abolirla: se non vuoi fare aborti, non fare il ginecologo. E basta.

Quella volta che mi diedero un premio

pubblicato da Giulia mercoledì 23 maggio 2012 16:10
Aggiunto nelle categorie Una che scrive

Sarò breve, perché sbrodolarsi in queste cose è facilissimo e a me sbrodolarmi piace poco: tempo fa avevo raccontato di essere candidata al Premio Libro Giovani 2012. La settimana scorsa mi è stato comunicato che l’ho vinto, e venerdì mattina sarò a Desenzano per ritirarlo.

La cosa bella di questo concorso, al di là del fatto che votano i ragazzi – ergo, i lettori del libro – è che in realtà sono loro a vincere, non gli autori. Agli autori va un riconoscimento, sono ospiti d’onore, ma il premio vero va agli studenti che hanno scritto le recensioni migliori. Ovviamente sono contenta di avere vinto, e ci mancherebbe: vincere un premio per qualcosa che mi è costato fatica, amore, notti insonni e overdose di caffeina (ma che, a scanso di equivoci, è stato anche uno spasso scrivere: non mi vedrete mai lagnarmi di questo, io non sento gracidare il dolore del mondo, come qualcun altro. Io quando scrivo mi diverto) è qualcosa che ripaga di tutto. Ed è anche motivante, ora che sto cominciando il lavoro di revisione sul prossimo, previsto per gennaio 2013. A meno che Red Ronnie non abbia ragione, cosa che vedo improbabile. Perché Red Ronnie ha torto, sempre, a prescindere.

Cittadina, Alemanno ti odia

pubblicato da Giulia domenica 13 maggio 2012 15:04
Aggiunto nelle categorie In miniera, Triste mondo malato

Non ho idea di quanti fossero, i manifestanti che oggi hanno sfilato in corteo all’annuale Marcia per la Vita (il cui nome corretto dovrebbe essere Marcia per l’Esproprio dell’Utero, ma mi rendo conto che suonava male), perché Repubblica.it non riporta numeri, Corriere.it nemmeno, e il sito dei manifestanti non è aggiornato in merito. In ogni caso, pochi o tanti non fa differenza: da oggi, oltre agli accoltellamenti per strada, alle sparatorie e alla violenza domestica e non, alla quale si pone rimedio raccomandando loro di non uscire di casa se non per stretta necessità e sempre nelle ore diurne, tutte ben coperte e recando con sé l’apposito allarmino, le cittadine di Roma sanno che devono guardarsi anche dal loro sindaco.

Lo stesso bel tomo che ha sostenuto la creazione di un cimitero dei feti (sempre con soldi pubblici) ha infatti concesso il patrocinio di Roma Capitale alla manifestazione di un movimento estremista che mira ad abolire la 194, minacciando così la salute riproduttiva delle donne. In pratica, le residenti a Roma ora sanno con certezza che il loro sindaco sostiene pubblicamente, con i soldi loro e sfilando bel bello in corteo con lo striscione, l’abolizione del loro diritto all’autodeterminazione. Continueranno quindi a trovarsi davanti obiettori di coscienza che rifiutano di praticare aborti o somministrare anticoncezionali: continueranno a frequentare consultori male in arnese e privati dei fondi, in cui ci si arrangia come si può per fornire assistenza; continueranno a vedersi maltrattare in strutture pubbliche per aver voluto esercitare un diritto.

Dei rappresentanti del PD che ci sono andati magari parliamo in separata sede. Ci sarà tempo per fare presente le responsabilità collettive e individuali di gente che si fa chiamare sinistra e che sostiene di essere dalla parte della gente (basta che non siano femmine fertili, per carità, quelle devono soffrire). Per ora mi limiterei a puntualizzare che Alemanno ci odia tutte, e non se ne vergogna neanche un po’.

Una cosa divertente che farei volentieri di nuovo

pubblicato da Giulia sabato 10 marzo 2012 21:47
Aggiunto nelle categorie Sono fatti miei, Una che scrive

Una settimana da nomade. Era un po’ che non succedeva (a dire la verità, non so nemmeno se sia mai successo prima). Partita lunedì in direzione Desenzano del Garda e dintorni, per incontrare i ragazzi delle scuole che voteranno nel concorso Premio Libro Giovani, a cui sono candidata con Il mondo prima che arrivassi tu. So che lo dico ogni volta, ma lo ribadisco: incontrare i ragazzi è sempre bellissimo, e non so come facciano gli altri autori a stare senza. Primo incontro lunedì sera (con gli adulti), ultimo mercoledì mattina, con annesso – ottimo – pranzo all’alberghiero di Desenzano. Ci sono dei ringraziamenti da fare, ma non voglio trasformare il post nel discorso degli Oscar di un’attrice particolarmente noiosa, quindi: lo sapete. Grazie.

Mercoledì sera via a Milano per assistere alla prima presentazione di Un mondo del tutto differente, il libro di Emiliano su WOW dei Verdena. Giovedì mattina sveglia alle sette per andare ad assistere al macello del lancio di Marni per H&M nel negozio in San Babila, da cui sono uscita con un paio di sandali agguantati al volo, e op! in macchina verso Bologna, causa concerto de I Cani all’Estragon (sì, quella che ballava al merch ero io, ciao a tutti). Richiedetemelo fra vent’anni, che cosa è stato questo periodo, per avere la soddisfazione di vedere una sessantenne che fa le corna metal. Ora come ora non riesco neanche a raccontarlo. Comunque nelle ultime settimane ho imparato la parola “droppare”, che nonostante la mia allergia ai calchi mi sta dando delle gran soddisfazioni.

Ieri Wilco, sempre all’Estragon. E oggi, finalmente, casa. Totale alberghi: quattro. Dei quali brutti: due. Dei quali agriturismi nel mezzo del nulla con le marmellate fatte in casa: uno. Dei quali centralissimi nel mezzo della città ma curiosamente abbandonati, senza nessuno mai in reception quando entri o esci: uno.

Nel mezzo ho lavorato, come al solito (anche al nuovo blog), ma soprattutto ho provato a pensare a che tipo di donna voglio essere da qui in poi, dato il materiale di partenza. E ho deciso che se proprio devo pensarmi proiettata nel futuro, ecco, forse questo è il momento di accettare che non sarò mai una sioretta, o che comunque per diventare una sioretta mi mancano ancora un po’ di decenni: fisicamente invecchio, ma di testa no, e continuo a voler fare le stesse cose di dieci, quindici anni fa. Ho trentanove anni e capisco Skrillex, mi piace tirare tardi a ballare, sono in grado di farmi ascoltare da una stanza piena di quindicenni senza tenerli a distanza perché in qualche oscuro modo li capisco, e insomma faccio voto ora di non lamentarmi più della mia età anagrafica. Ci vorrà un pochino e avrò delle ricadute e ci sarà il 14 novembre 2012 e chissà come ci arriverò, ma non voglio più fare quello che ho fatto a vent’anni: che per lamentarmi mi sono persa tutto il bello della mia età. Un giorno non ne avrò quaranta ma sessanta, e vorrei evitare di accumulare rimpianto per aver buttato i quaranta dalla finestra.

Le corna metal credo continuerò a farle, mi sembrano un buon modo per affrontare il mondo.

 

Che non vuole dire il suo nome

pubblicato da Giulia lunedì 5 marzo 2012 14:16
Aggiunto nelle categorie Gay Today, Pacs nobiscum

Io devo capire una cosa. Ma voi che con tanta disinvoltura parlate di “ipocrisia” nella definizione data dai giornali di Marco Alemanno come “amico intimo” et similia di Lucio Dalla, avevate per caso idea di chi fosse Marco Alemanno in rapporto a Lucio Dalla, prima che Dalla se ne andasse di punto in bianco e decisamente troppo presto per i gusti di chiunque?

Io no. E non credo fosse esattamente un caso. A differenza di altri suoi colleghi Dalla non aveva fatto coming out (tantomeno per poi rimangiarselo) e sulla sua vita personale si era sempre tenuto sul vago. Sì, certo, quando morì Lady Diana Spencer il povero Dodi Al-Fayed si ritrovò nella posizione postuma e perenne del “grande amore” (soprattutto perché, essendo morto pure lui, non poteva certo smentire), ma nella loro relazione c’era una forma di ufficialità che in quella fra Dalla e Alemanno, semplicemente, non c’era. E uno se ne può pure dispiacere e pensare che sarebbe stato meglio in altri modi, poi pensa a Tiziano Ferro, che ultimamente ha parlato della sua vita amorosa con un candore e una tenerezza che fanno più di cento Pride, ma il nome del compagno non lo dice. Perché in Italia è ancora così, ci si protegge: addaveni’ Ellen DeGeneres. E io penso che uno abbia anche il diritto di proteggersi, e di non far sapere i fatti suoi, di viversi la vita come vuole e non fare di se stesso una bandiera. E si farà l’amore ognuno come gli va: diciamo che ci si fa bastare quello. E quando si scrive su un giornale di un rapporto non dichiarato, si usano dei brutti ma utilissimi eufemismi.

Ecco, a me dispiace che Marco Alemanno debba essere definito “amico intimo” se di Dalla era il compagno. Mi dispiace come mi dispiacque quando morì Don Lurio, che stava da una vita con lo stesso uomo, e sui giornali per famiglie si scrisse che era “l’amico del cuore”. Ma mi dispiace anche di più che il fervore progressista scavalchi il diritto della gente a mantenere il più possibile privata la vita privata. Lasciamo che siano gli interessati a definire se stessi, con il tempo e se ne avranno voglia, oppure a non farlo mai.

 

Being Sara Tommasi

pubblicato da Giulia martedì 28 febbraio 2012 12:11
Aggiunto nelle categorie Triste mondo malato

Sto pensando a un mondo in cui un qualsiasi uomo giovane proveniente dal mondo dello spettacolo – che ne so, un Manuel Casella, per prenderne uno che ho visto ieri sera ai giornalieri dell’Isola dei Famosi e che a occhio mi sembra simpatico ed equilibrato – facesse quello che fa Sara Tommasi da mesi a questa parte. Cioè scendesse in strada e si calasse i pantaloni davanti ai fotografi, con lo sguardo perso nel vuoto e un sorriso spento che vorrebbe essere ammiccante. Ci sto pensando per capire in quanti secondi verrebbero ad arrestarlo.

E sto pensando anche a un mondo in cui io scendo in strada e mi alzo la gonna per mostrare le pudenda davanti ai fotografi (non che ce ne sarebbero, diciamo che ipotizzo), e a quanti secondi ci metterebbe il mio fidanzato per venire a trascinarmi via. Quanto impiegherebbero i miei a piombare sulla scena del crimine. Quanto tempo passerebbe prima che io mi ritrovi in clinica psichiatrica con un TSO sul coppino e qualcuno che si occupa di capire che cosa non mi funzioni nel cervello. Mi domando perché nessuno faccia lo stesso con Sara Tommasi, o perché la sua esibizione di genitali scarsamente velati venga accolta con una raffica di otturatori, piuttosto che con l’intervento della polizia.

Il problema, credo (oltre al fatto che Sara Tommasi sembra essere orfana e senza amici, nonché dotata di un fidanzato a cui fa gioco l’attenzione attirata dai suoi repentini smutandamenti) è che Sara Tommasi nasce come decorazione. La sua carriera televisiva è stata per lo più un’unica, ininterrotta esibizione silenziosa del corpo: da dieci anni siamo abituati a vederla più o meno svestita da qualche parte (fate una ricerca su Google Immagini con il suo nome, e contate in quante risulta in mutande), e il suo coinvolgimento in faccende di prostituzione tangenziali a quella storiella della nipote di Mubarak (nonché la celebre intervista del microchip e delle droghe somministrate a fini sessuali) ha contribuito a farne un personaggio da fumetto porno degli anni ’70. Si ride della sua apparente instabilità psicologica, ma se ne gode perché è una bella ragazza, ed è una bella ragazza letteralmente con la passera al vento. Ogni giorno è un buon giorno per ridere di Sara Tommasi che si alza la gonna per strada. Roba che se lo facesse un uomo, o una donna anziana, la reazione immediata sarebbe di orrore o pietà. Perché di solito sono i matti, quelli che si denudano all’improvviso per strada: e i matti fanno paura, non arrapano. I matti fanno paura e sono fragili, esposti, anche senza branchi di paparazzi pronti a documentare (se non direttamente incoraggiare) la loro follia.

Se fossi la mamma, il papà, qualunque parente pietoso di Sara Tommasi, andrei a riprendermela ora.