Chi è l’eroe?

pubblicato da Giulia mercoledì 18 gennaio 2012 14:04
Aggiunto nelle categorie Viva la gente

[...] Savastano, dicevo. Lo hanno calato su quella nave al buio, con una muta invernale e un palmare, non una radio, non un filo con noi. Si è buttato a capofitto lì dentro senza pensare alla sua vita ma a quella di chi cercava di salvare. Si muoveva in un ambiente che non conosceva, tra suppellettili sfasciate, acqua, passeggeri che gridavano al buio. Chi è l’eroe? Io che strillavo con Schettino o lui, che ascoltava le urla di supplica di quelli che volevano essere salvati e non capivano perché perdeva tempo ad imbracare alle barelle spinali i feriti più gravi da tirare su con l’elisoccorso?

Gregorio De Falco non vuole essere chiamato eroe. Era uno che faceva il suo lavoro.

La sposa di chi

pubblicato da Giulia sabato 7 gennaio 2012 20:17
Aggiunto nelle categorie Triste mondo malato

Avete letto la notizia, forse. Antonella Riotino, uccisa dal fidanzato – da quello con cui stava, con cui usciva, non fa niente: lei aveva ventun anni e lui diciotto, fate voi – verrà sepolta vestita da sposa.

Non riesco a parlarne senza essere retorica, e l’alternativa sono colorite imprecazioni. Ma la mente ritorna alla storia della sorella di quella mia ex compagna d’appartamento, mollata dopo lungo e trascinatissimo fidanzamento, su cui madre e zia commentarono: “Poverina. Speriamo almeno che era innamorata”.

Se non le donne, magari anche tutti gli altri

pubblicato da Giulia domenica 11 dicembre 2011 14:02
Aggiunto nelle categorie Sorelle d'Italia, Target du jour

Oggi le donne italiane – o meglio, le donne italiane che hanno aderito al movimento Se non ora, quando? – tornano in piazza. Io, questa volta, non ci sarò.

I motivi della mia (temporanea?) disaffezione al movimento non sono molto complessi, o forse lo sono e non ho finito di decodificarli: al momento, però, mi sembrano riassumibili nel fastidio che provo e ho sempre provato nei confronti del grazioso angolo arredato con gusto in cui ogni movimento femminista finisce per confinarsi, semplicemente per la sua incapacità o paura di parlare a tutti. SNOQ è partito, mi pare, in un momento di stizza collettiva in cui i cittadini ambosessi si sono uniti per protestare contro una smaccata, platealissima cultura della figa come commodity, che per carità, ognuna poi ci fa quello che vuole, ma non può essere che l’idea generale sia “Se sei racchia te ne devi stare a casa”. Andrà bene per le Terry De Nicolò, che si credono superiori per aver saputo attribuire al loro organo genitale un valore di mercato e che si agitano disperate all’idea che il sistema di cui sono parassiti possa subire degli scossoni. Le Terry De Nicolò campano solo finché ci sono uomini disposte a comprarsele: andrà bene per loro, va un po’ meno bene per noi che magari ci siamo scelte altri rami. Belle o racchie che siamo. E non ci va di essere ridotte all’attrattiva sessuale, allo stato civile, alla disponibilità a civettare e dimostrare compiacenza a tempo pieno.

Comunque.

Il mio problema attuale con SNOQ è che non posso e non voglio fare il passaggio da “Se non ora, quando?” a “Se non le donne, chi?” È un messaggio che mi pare intriso del peggior sessismo benevolo – ah, le donne, che esseri meravigliosi capaci di tenere in piedi famiglia e affetti [inserire a piacimento retorica mutuata da quello che io chiamerei il "maschilismo simpatico": quello che, invece di considerarti persona, ti considera incarnazione di ineffabilità e ti piazza su un piedistallo così alto che per scendere puoi solo schiantarti] e soprattutto che mi segnala il solito problema delle iniziative promosse dalle donne: e cioè che parlano solo alle altre donne. Quelle che si alzano in piedi per protestare hanno sempre più la tendenza a confinare il loro discorso al loro stesso genere: hanno paura, mi pare, di mettersi alla testa di un movimento rivolto a tutti, come sarebbe ormai ben più che possibile.

Sento puzza di nostalgia di tempi più gloriosi, della stagione in cui per una volta ci era concesso essere incazzate in pubblico. Adesso non si può, è poco fine. E non mi piace: la rabbia la condivido, la nostalgia per niente. Avverto anche una clamorosa assenza di senso dell’umorismo, che è sempre segnale di impotenza: se non puoi ridere in faccia a chi ti insulta è perché sei in una posizione debole. Incazziamoci, ok. Ma riserviamoci il diritto di ridere di noi, di ridere di tutto.

Il femminismo dei diritti l’abbiamo fatto: manca ancora qualcosa e tocca difenderne delle altre (tipo l’aborto), protestare contro altre ancora (a proposito, una cosa a Matteo Renzi la vorrei dire: con il part-time o le agevolazioni fiscali per le “mamme che lavorano” NON si fa la parità di niente. La parità si fa con pari diritti e doveri equamente distribuiti) e rinunciare ad alcuni privilegi ormai superati inscritti nel diritto di famiglia, che tende a favorire l’uscita delle madri dal mercato del lavoro, ché tanto una volta sposate c’è sempre l’assegno di mantenimento, qualunque cosa succeda. Queste sono cose di cui tenere conto, ma soprattutto bisogna smettere di parlare solo di noi a noi, e cominciare a parlare di società a tutti. La società, quel posto in cui anche noi viviamo insieme agli uomini. Essere femmine non ci impedisce di parlare a tutti, di fare discorsi generali che valgano per tutti, e di inserire i nostri diritti come persone in un quadro più ampio, in cui anche i maschi possano rimettere in gioco le regole a cui sono costretti. È finito il tempo dei discorsi parziali, ed è finito anche quello in cui il maschio parla per tutti e la femmina parla solo per sé.

Io mi ricordo Gigi Karatè

pubblicato da Giulia mercoledì 7 dicembre 2011 11:07
Aggiunto nelle categorie Una che scrive

Di Pordenone, la città dove sono nata e brevemente ho vissuto, finisco sempre per parlare più che di altri posti. Sarà che Trieste la raccontano in tanti, e che Roma è ormai per me materia da fondale narrativo, tanta è la varietà dei suoi mondi. Però capita, ogni tanto, che mi chiedano di raccontare Pordenone. L’ho fatto oggi per il Corriere Nazionale (edizione cartacea). Non vivendoci da molti anni, ho raccontato la città che ricordo e che rivedo quasi identica da vent’anni, fatta salva la viabilità sulla Pontebbana che oh, farla peggio era difficile.

È un canto d’amore tardivo e un “attestato di orgoglio friulano”, come ha detto il direttore. E come sempre, una volta consegnato, mi sono accorta che mancava un sacco di roba. Ma Gigi Karatè no, Gigi Karatè ce l’ho messo.

“Giulia, smettila di leggere e vieni a tavola ché si raffredda!”

pubblicato da Giulia lunedì 5 dicembre 2011 12:34
Aggiunto nelle categorie Una che scrive

Il mondo va troppo veloce, cadono i governi, le ministre hanno i crolli di nervi in conferenza stampa, e noi? Che facciamo, noi? A parte contemplare la nostra vecchiaia con la pensione minima?

Leggiamo. E mangiamo.

La faccio corta: c’eravamo io, Marco, Simone Rossi, Vanni Santoni, Fabrizio Gabrielli, gli Scrittori Precari e Finzioni. Tutti all’HulaHoop per una serata di cibo e letture e poi si balla. Se volete venire a mangiare, prenotate prima. Se volete venire a sentire le letture, venite dopo. Se volete solo ballare siete un po’ delle teste di min degli sciocchini, e vi perdete il set completamente a sorpresa che Marco e io non abbiamo ancora avuto il tempo di mettere a punto. Potremmo fare una cosa tutta nuova. Dipende da che succede questa settimana, siamo fatti così, giovani e dinamici, che ci volete fare.

Lo ha spiegato tutto Simone qui. Non vi resta che prendere i piedi, proprio.

È sempre ora.

pubblicato da Giulia sabato 26 novembre 2011 14:10
Aggiunto nelle categorie Gay Today
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(via Village)

Ufficio accuratezza

pubblicato da Giulia domenica 20 novembre 2011 20:49
Aggiunto nelle categorie Una che scrive
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Sul Venerdì di Repubblica è uscito un articolo su Sorci verdi, l’antologia a cui ho partecipato (e che vi invito caldamente a comprare, perché i racconti spaccano e perché tutti gli utili vanno a sostenere l’associazione che cura la biblioteca del carcere di Padova). Ringraziando Riccardo Bianchi per lo spazio, ci tengo però a precisare una cosa: l’appello per la revisione del processo a Battisti risale al 2004, e io non l’ho firmato. La mia vicinanza agli autori censurati in Veneto è interamente di principio e non ha niente a che vedere con le mie posizioni personali su Battisti, il suo processo, le revisioni, la scarcerazione eccetera.

(Cliccate sulla miniatura per leggere l’articolo, e soprattutto accattatevi il libro.)

Siete sicuri? Sicuri sicuri?

pubblicato da Giulia martedì 15 novembre 2011 12:21
Aggiunto nelle categorie Triste mondo malato

Berlusconi si è dimesso pochi giorni fa, e ancora vedo in giro del giubilo residuo: come se non si fosse mai dimesso prima. Certo, mai prima l’aveva fatto con caroselli in piazza e cori di gente che lo manda in ogni direzione conosciuta all’uomo, ma si era già dimesso e si è ricandidato e ha ri-vinto. Ora, non essendo morto, non avendo perso le elezioni facendo il 2,5% e avendo noi davanti un annetto di terrore e morte a cura del governo Monti, MA SOPRATTUTTO NON ESSENDO MORTO, che cosa gli impedisce di ricandidarsi?

Niente. Neanche la prostata, che non ha più.

Il termine di paragone contro cui confrontare Berlusconi non è un governante qualsiasi e tantomeno Craxi: è Freddy Krueger. Uno che è morto qualcosa come sei volte, risorto cinque, e ancora aspetterei a darlo per speso. Vedo la gente fare dell’ottimismo da congresso del PD, formulando desideri, creando hashtag appositi (a proposito: ve lo buco, quel cancelletto), come se Berlusconi, piuttosto che dimettersi, si fosse smaterializzato. Invece non solo è vivo e vegeto, ma detta anche delle condizioni. Fra cui, mi si diceva, il veto a una legge sul conflitto d’interessi che da sola sarebbe in grado di conferirgli lo stesso potere politico della mummia di Lenin.

La domanda, nel caso di Berlusconi, non è “Si è dimesso?” ma “È uscito con i piedi in avanti?” Fino ad allora, non possiamo stare tranquilli.

Domani a Bologna

pubblicato da Giulia venerdì 21 ottobre 2011 16:45
Aggiunto nelle categorie Una che scrive

Comprare i libri a scatola chiusa non è bello: i libri sono come il cibo, bisogna assaggiarne un pochino per capire se ci piacciono. C’è chi fa le presentazioni in cui parla del libro, che per me è un po’ l’equivalente di farti vedere una parmigiana di melanzane in foto. E c’è chi invece dice, venite a sentire se vi piace, ve lo leggo io. Se poi vi piace, lo comprate. Se no, almeno sapete che cosa non comprate.
Io faccio così. Vado nei posti e leggo pezzi dei miei libri, se poi vi piacciono li comprate, se no non li comprate.

Me lo hanno insegnato quelli di Barabba. E Simone Rossi.

Domani, 22 ottobre, sono a Bologna, alla libreria Golconda (via Nosadella 23/a). Con me c’è Marco “Ubik” Bonini, che ha composto musiche originali per ogni brano. Oltre ai pezzi tratti da Il mondo prima che arrivassi tu leggo anche un inedito da un libro non ancora uscito. Il tutto a partire dalle 18.00. Che fai, non vieni?

Quindici ottobre

pubblicato da Giulia domenica 16 ottobre 2011 19:34
Aggiunto nelle categorie Triste mondo malato
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I motivi per cui ieri non ero in corteo sono diversi e non ho voglia di elencarli ora (non sono nemmeno molto interessanti). Però ieri c’erano diverse persone che conosco, fra le quali Jacopo, che si è trovato nel mezzo degli scontri. Mi sembrava valesse la pena di segnalare il suo resoconto.