La verità è che nessuno me l’ha chiesto, e quindi potrei serenamente lavarmene le mani. Non sono percepita come autrice politica, le mie opinioni o posizioni in materia sono più o meno note solo a chi mi legge qui, e non guadagno abbastanza da essere vista come la “puttana del nemico”, che poi è un po’ il succo del problema per chi, in questi giorni, sta attraversando le tempeste di merda perché pubblica per Mondadori o Einaudi.
Non è il mio caso, ripeto, io solidarizzo ma per ora nessuno mi ha chiesto nulla, né penso lo faranno. Quindi non mi metto a spiegare perché pubblico con Einaudi e Mondadori, l’hanno già detto in molti e le loro posizioni mi riassumono, essendo più o meno sempre le stesse. La gente con cui lavoriamo, i libri che pubblichiamo come autori contano molto più del proprietario, se domani il Gruppo Mondadori fosse venduto gli autori resterebbero, la proprietà intellettuale e culturale è di chi materialmente crea i libri e non di chi possiede le azioni. Tutte cose che le persone di buon senso non hanno nemmeno bisogno di sentirsi dire.
Quindi non sto a ripetere cose già dette. Leggetevi Scalfari, Michela Murgia, leggetevi quelli che restano e le loro ragioni sono anche le mie, una più una meno.
La mia è una modesta proposta, invece.
Da più parti mi arriva notizia di boicottaggi nei confronti degli autori del gruppo Mondadori. Da che mondo è mondo, la resistenza non la fanno i rinunciatari, la fanno i resistenti. La mia personale forma di resistenza non passa per l’andarmene naso all’aria dalle case editrici con cui ho lavorato, almeno: finora non è successo e non ho motivo di pensare che possa succedere di dovermi trovare a rinunciare alla pubblicazione perché quello che scrivo è ritenuto censurabile dalla proprietà. In compenso, posso fare dei libri. Dei libri che si leggono. In un paese in cui i lettori forti sono una minoranza così esigua da non farci neanche un torneo nazionale di calcetto cinque per parte, io faccio libri e spero che la gente li compri, se li passi, li regali, ma soprattutto li legga.
Non è che voglia improvvisamente farmi passare per la Morante, quello che dico è una cosa più complessa. Dico che per il gruppo Mondadori pubblica una quantità di autori che scrivono cose importanti, belle, a volte profondissime, a volte semplicemente coinvolgenti. Libri che ti mangiano e si fanno mangiare. La vera resistenza è leggerli e giudicarli per quello che scrivono, non decidere a priori che se vengono pagati da qualcuno che viene giudicato politicamente riprovevole allora scrivono per lui. Non voglio neanche fare il discorso sulla casa editrice vergine che non esiste. Dico questo: che fate di più leggendo e facendo leggere gli altri che invitando a boicottare gli scrittori. Perché si boicotta allo stesso modo chi scrive male o scrive per il Capo (quando non proprio tutt’e due) e chi invece scrive per chi lo legge. Alla fine, chi scrive per il Capo resisterà come gli scarafaggi. Gli fate solo un favore.
Leggete i libri, mandate a cagare gli autori deludenti, parlatene, recensiteli, dite “Mi piace – non mi piace” sui milioni di social network a cui tutti siete iscritti, regalateli ai parenti più giovani, affrontate i classici o buttateli dalla finestra in nome della contemporaneità, ma leggete. Andate ai reading, fate come il pubblico di Gavoi e rumoreggiate contro gli scrittori evasivi o inconcludenti, scegliete chi volete leggere sulla base di quello che scrive.
Le case editrici non sono fabbriche. Non producono maglioni, caffè, armi, oggetti di consumo che possono essere boicottati in favore di altri. Non è come dire, mi fa schifo American Apparel perché sfrutta l’iconografia del porno per vendere vestiti, comprerò solo magliette di Threadless e vestiti di Etsy, che mi possono anche piacere di più. Se boicotti le case editrici, boicotti in blocco i libri e la lettura. Che è circa come dire, American Apparel è politicamente scorretta, andate in giro nudi.
E c’è un’ultima cosa da dire. I libri sono i libri che leggete e gli autori sono quelli che conoscete perché pubblicano con le case editrici che hanno scelto. Il rapporto fiduciario che si crea fra l’autore e il suo editor, i grafici, i correttori di bozze, l’ufficio stampa e in generale tutti quelli che lavorano con lui in una casa editrice non è facilmente replicabile altrove: l’idea che chiunque possa tranquillamente andarsene altrove e fare le stesse cose allo stesso modo è frutto della tipica ingenuità di chi pensa che i libri siano frutto di un volo d’ispirazione ed escano dalle dita dello scrittore già perfetti in ogni loro parte, pronti per essere mandati in stampa. L’ingenuità che porta migliaia di aspiranti autori a pagare di tasca loro la stampa dei loro lavori, nella convinzione che la pubblicazione sia il fine ultimo, a qualsiasi prezzo.
Se dovete fare un gesto rivoluzionario, leggete e fate leggere. Altro non c’è.