Ero di M.O.D.A.

pubblicato Monday 2 November 2009 21:05
Aggiunto nelle categorie A TV eye on me, Una che scrive

L’intervista che mi ha fatto Cinzia Malvini di La7 per M.O.D.A. non mi ha fatto rabbrividire dall’orrore per la mia persona. Non si vede neanche tanto che avevo i jeans stretti. Secondo segmento, intorno al minuto 6 (ma vale la pena vedersi anche il resto della puntata).

Offerta speciale! Shout gratis!

pubblicato Monday 2 November 2009 11:45
Aggiunto nelle categorie Muziek non stop

Il disco degli Shout, Manuale per non suicidarsi, non è un disco come tutti gli altri. Per prima cosa, è l’unico disco finora pubblicato da 42 Records in italiano. Secondo, è stato scritto, arrangiato, suonato, cantato, ruttato e sonorizzato interamente nella più profonda provincia della Ciociaria, posti da cui ti aspetteresti di sentir uscire solo balli folk, gruppi reggae fricchettoni e aspiranti futuri neomelodici con un occhio su Amici e uno sul Grande Fratello: invece è un disco rock’n'roll sgangherato e zozzone. Terzo, e forse più interessante per chi passa di qua, sul disco degli Shout ho cantato anche io. Piano piano e poco poco, ma in una canzone si sente la mia voce, e confesso di essere un po’ emozionata per aver dato mezza chance alla cantantessa fallita che un po’ sono rimasta.

Se siete curiosi, qui è possibile scaricare il disco per intero, ancora per qualche giorno.  Non vi faccio il numero alla Facchinetti “Sosteniamo la buona musica italiana!”, come se le etichette fossero enti di beneficenza a cui bisogna donare dei soldi solo perché esistono. Sentitelo, e se vi piace compratelo.

La realtà secondo il TG5

pubblicato Sunday 1 November 2009 20:57
Aggiunto nelle categorie Target du jour

C’è qualcosa di profondamente disturbante in un telegiornale nazionale che, nell’annunciare la morte di una nota mistica oggetto di un diffuso culto popolare, affermi che “Fra le sue capacità c’era quella di parlare con le anime dei defunti, gli angeli, Cristo e la Madonna”.  Così, senza nemmeno un dubitativo, un condizionale, un “si dice”. Ufficialmente, neanche il Papa parla con Dio: una donna che avesse una linea diretta accertata e certificata con il Creatore, più che Papa sarebbe stato il caso di farla Presidente del Mondo. Se diciamo che Natuzza Evolo era in grado di parlare con Cristo – che, lo ricordiamo, per la teologia cattolica è incarnazione diretta della divinità – che cosa stiamo ancora qua a questionare sull’esistenza di Dio? Chiamiamo quelli della UAAR e avvertiamoli che hanno toppato, andiamo a fare gné gné gné agli ebrei, avvertiamo i musulmani che il nostro Dio è più grosso del loro e ora c’abbiamo le prove.

Invece no, ovviamente. Ma di questo al TG5 cosa vuoi che importi: è morta quella che parlava con Cristo, il quale, amandola come solo succede ai cattolici di essere amati dal loro Dio, le marchiava a sangue il suo ritratto su un ginocchio e scritte e simboli in tema sull’altro ginocchio, i polsi e la fronte. Un’altra icona popolare in stile Padre Pio è servita, a uso e consumo del popolo bue. E i telegiornali si portano avanti con il lavoro mostrandone il cadavere esposto, come con il Papa santo subito, come con il frate di San Giovanni Rotondo e tutti i santi e beati che la Chiesa si compiace di ostendere per meglio controllare la tendenza italica all’idolatria.

Ma ritorniamo a noi, al TG5 che afferma in tutta tranquillità che c’era una donna che parlava con santi, morti, angeli, Cristi, Madonne e compagnia cantando. Come se fosse una cosa banale, come se i fatti e la realtà non esistessero più.

Ah già, dimenticavo. Scusate.

Mi piacciono gli alberi

pubblicato Sunday 1 November 2009 17:29
Aggiunto nelle categorie Sono fatti miei

G(iovanni) F(ontana)

pubblicato Thursday 29 October 2009 10:39
Aggiunto nelle categorie Viva la gente

C’era una volta un ragazzo che parlava con chiunque. Di Giovanni Fontana non so niente, se non questo: che un giorno si è seduto in Piazza del Popolo con un cartello che portava la scritta “Parlo con chiunque” e si è messo a parlare con la gente che si fermava. Una cosa che lui definisce una “scemata”, e invece è tutto meno che quello. È un atto rivoluzionario, quel “parlare con”, che è diverso da “ascoltare”, perché presuppone uno scambio: io parlo con te, non a te, non di te, non per te. Con.

Insomma, Giovanni Fontana un giorno si vede chiamare da Endemol, che gli dice che se vuole andare al Grande Fratello gli fanno saltare le selezioni. Gli mettono davanti un contratto in cui si parla di “cessione dell’immagine”, “trattamento dell’immagine”, mille clausole su cosa può e non può fare con la sua immagine dal momento in cui entra nel macchinone del GF. Giovanni si alza, restituisce la penna e dice no grazie, e se ne va. Lo dice anche lui che non lo fa per snobismo: ora ha altri progetti, magari in un altro momento avrebbe accettato, magari un altro lavoro per Endemol o la televisione l’avrebbe preso, ma cinque mesi da recluso a non far nulla proprio no, proprio non se la sente. Ma soprattutto, la faccenda dell’immagine.

La questione è abbastanza semplice. Grande Fratello nasce come esperimento di geniale voyeurismo e funziona perché dentro la casa c’è gente vera, che da questo esperimento non sa esattamente cosa aspettarsi. A partire dalla seconda edizione il gioco è già scoperto, si sa che chi esce da lì poi va a fare i programmi del pomeriggio di Canale 5, che un minimo di notorietà è assicurato, e che più a lungo resti nella casa più aumenta il cachet che puoi chiedere in discoteca per presentarti lì ad elevare il tono del locale. Di anno in anno, il gioco si fa sempre più ipertrofico, macchinoso, arrivano i casi umani al limite dell’imbecillità clinica, i freak, le gnocche pompate in cerca di visibilità a uso calendario o lavoro televisivo, le tristi macchiette, gente con la fame negli occhi: non fame vera, di cibo, ma fame di riscatto. Seminudi a ogni occasione e anche quando l’occasione non c’è, si ammucchiano in ogni angolo, si accoppiano sotto i piumoni facendo la telecronaca degli accoppiamenti ad uso e consumo dei microfoni aperti, si rivolgono agli “italiani” con l’enfasi di un Presidente della Repubblica, si vendono madri padri figli compagni nonni infermi, reclamano spazi e voce anche dopo che i loro quindici minuti di fama sono esauriti. Ne hanno tutte le ragioni: ci sono contratti che li tutelano, trasmissioni che li reclamano, e tutto intorno il paese delle occasioni morte. Immagine. Cosa vuoi che sia l’immagine, se in cambio ti danno i soldi?

Lo dice anche Giovanni, appunto, che in un altro momento chissà. Giovanni che è uno che parte con le ONG come volontario, quindi non esattamente uno senza idee e senza ideali, uno con l’orizzonte ristretto. Ma il suo rifiuto non mi sembra figlio di enorme integrità (il talebano integerrimo avrebbe riattaccato in faccia a Endemol a prescindere), quanto di sano calcolo di vita: voglio fare altro, questa cosa mi depisterebbe e mi priverebbe della possibilità di decidere molte cose sul mio conto. Per cui ciao, distanti saluti.

Mangiatevi qualcun altro.

(Via Il Fatto Quotidiano)

“Sono una persona deliziosa!”

pubblicato Tuesday 27 October 2009 11:09
Aggiunto nelle categorie Una che scrive

Ma come me ne esco?

L’intervista di Francesco Musolino, però, è molto bella (anche se dovrò trovare un modo diverso per dire le stesse cose, tipo che ne so, robe situazioniste come dar fuoco a un materasso).

Esagerato

pubblicato Monday 26 October 2009 16:27
Aggiunto nelle categorie Una che scrive

ioimeAndrea Ioime, su Il Friuli, dice cose iperboliche dell’Uomo Nudo.

Par condicio, dicevamo?

pubblicato Saturday 24 October 2009 11:08
Aggiunto nelle categorie Target du jour, Triste mondo malato

Posto che i carabinieri ricattatori devono andarsene dentro alla bersagliera; posto che mi dispiace per la moglie; posto che ormai siamo una Repubblica basata sulle confessioni delle puttane; Piero Marrazzo si deve dimettere. Non domani, non dopo che i fatti saranno stati accertati, non fra un mese o una settimana: adesso. Per le stesse ragioni per cui si sono chieste le dimissioni di quell’altro lì. Sì, OK, va bene, i trans non ce li siamo ritrovati candidati in ogni dove (almeno per ora), ma comunque. A casa. Ora.

“Ancora? Che palle.”

pubblicato Wednesday 21 October 2009 18:41
Aggiunto nelle categorie Una che scrive

La puntata di Melog di ieri, ospite la sottoscritta. Non perdetevi il finale, in cui si materializza l’incarnazione di uno dei miei personaggi immaginari.

“Governeremo per sempre”

pubblicato Wednesday 21 October 2009 11:13
Aggiunto nelle categorie Target du jour

La notizia è questa (presa da qui):

Dieci per cento diviso in parti uguali per tutti e il resto degli spazi televisivi da ripartire in basi a criteri proporzionali. Detto in parole povere: chi ha più voti e più parlamentari comparirà di più in tv. Questo il fulcro del nuovo disegno di legge, a firma Ignazio Abrignani, con cui il Pdl vuole modificare le norme sulla par condicio.

La par condicio, per dirla con eleganza, non sta benissimo all’attuale Presidente del Consiglio, che è il maggiore editore italiano – anche se ci tiene, bizzarramente, a precisare che i media sono in mano alla sinistra: forse lui è di sinistra e non lo sapevamo? – e, oltre a possedere le tre reti commerciali di cui sappiamo, mantiene un ferreo controllo anche delle due reti di punta dell’azienda televisiva nazionale. E se finora nelle trasmissioni a carattere politico è stato costretto a limitare le apparizioni dei suoi scagnozzi, non è tenuto a scomparire dalle trasmissioni di argomento sportivo, dove se la regna, sorridente, in quanto presidente del Milan. Uomo vincente che dà gioia alle persone con il giuoco del calciuo, e butta via: in Italia puoi essere oggi leghista, domani democristiano e dopodomani chissà, ma laziale o romanista lo resti fino alla morte.

Neanche quello gli basta più. Vuole tutto, e lo vuole sulla base del consenso ottenuto alle ultime elezioni. Perché lui ha vinto e quindi ha vinto per sempre: la sua ragione (posto che ne abbia mai avuta) è eterna e incrollabile. Chi ha più voti vince sempre. Chi ha più voti vince in eterno. La democrazia, lungi dall’essere un sistema di confronto, diventa una legittimazione perenne non criticabile e non valutabile. Tanto valeva proclamarlo Imperatore, e farla finita.

Ma forse ha paura.

Perché se la tua idea è buona, il tuo carisma è puro, la tua capacità di innovazione autentica, la tua onestà specchiata e la tua attitudine alla persuasione non ha subito appannamenti, l’equa distribuzione degli spazi non ti ferisce. Non ti abbatte il confronto con le posizioni altrui, perché ne esci rafforzato. Non hai bisogno di pedinare giudici, insultare avversari, dipingere l’opposizione come un mostro di ferocia mangiabambini, di snocciolare sondaggi non verificabili, esibire “risultati” del governo facilmente smentibili e puntualmente smentiti, appropriarti di meriti altrui speculando sulla sofferenza di gente già piegata dalla casualità e dall’ingordigia umana, strombazzare a reti unificate il tuo essere bello bravo buono il migliore degli ultimi centocinquant’anni. Anche quando il paese, con tutta evidenza, va in malora (ma tu ti preoccupi solo di cambiare la Costituzione per difendere te stesso).

Se ti serve, se per vincere hai bisogno di occupare tutti gli spazi con il tuo faccione che ripete ossessivamente gli slogan dell’ennesima campagna senza futuro e senza contenuti, sei finito. Non hai più niente da dare, e forse non ci credi neanche tu.